L’impatto sull’ambiente della tempesta perfetta…e planetaria

L’impatto sull’ambiente della tempesta perfetta…e planetaria

Ci stiamo dando tutti pacche sulle spalle (figurate naturalmente!) per farci coraggio e fare in modo che la segregazione possa covare buone e nuove intenzioni. Soprattutto nuove azioni. E così, c’è una corsa dei governanti a dirci: “ ce la faremo e risorgeremo da queste ceneri”. Anche Costa, ministro dell’Ambiente si è dichiarato speranzoso nella ripresa del piano del Green new Deal, che già prima di questa tempesta, sembrava un’utopia e, contro il quale, tutti i Paesi hanno mostrato resistenze inossidabili. Solo i giovani, la piccola Greta in testa, hanno posto il problema di un pianeta sofferente, in cui l’erosione del sistema naturale e l’aggravamento dello squilibrio climatico che si è innescato, stanno diventando irreversibili. In questo contesto si è incistato il virus. E adesso? Io non credo che la questione ambientale avrà benefici da questa frenata, causa pandemia, della corsa che i Paesi industriali avevano intrapreso e che i giovani del Fridayforfuture avevano iniziato a contestare. Abbiamo imparato dalle tante emergenze che hanno colpito, per esempio, il nostro Paese, terremoti soprattutto, che il dopo catastrofi umanitarie e la ricostruzione conseguente, diventano nuove corse bulimiche  ad accaparrarsi spazi, accrescere profitti e per far ciò, derogare leggi, aggirare norme, allentare vincoli. Questo è il dopoguerra che conosciamo! Non ci sono arabe fenici che rinascono dalle ceneri, come nella migliore tradizione letterarie. E soprattutto, non ci sono, per la questione ambientale. Perché dovrebbe essere diverso dall’ultima ricostruzione post terremoto in cui ancora le macerie occupano le strade dei centri storici di interi paesi, mentre nel frattempo, a fianco, sorgono nuove città, si innalzano grandi centri commerciali, si sterrano nuove strade, si sfibrano territori naturali  modificandone profondamente i paesaggi? Il dopo, purtroppo, ha sempre significato una deroga: economica, legislativa, democratica. E, nella deroga, tutte le peggiori schifezze hanno avuto liceità. La pandemia che oggi ha messo in ginocchio il mondo intero, molto più in grande rispetto alle catastrofi del passato, è prevedibile che permetta,  ai Paesi colpiti, un dopo tumultuoso in cui deroghe e liceità vengano messe in campo per riprendere soprattutto il proprio peso economico ed anzi accrescerne il risultato. Un esempio? Dopo lo tzunami che colpì il Giappone nel 2011 e danneggiò gravemente la centrale nucleare di Fukushima,  milioni di tonnellate di acque radioattive contaminate furono sversate, scientemente, e con il consenso di tutti, nell’Oceano Pacifico. A 10 anni dal terribile terremoto che sconvolse Haiti, le macerie occupano ancora le strade, la povertà è diffusa, tante famiglie non hanno di che sfamarsi, il tasso di disoccupazione è dell’80%, c’è una crescita demografica molto alta, nessun ospedale, ma è stato costruito un grande aeroporto! Siamo così certi che, anche da noi, il dopo pandemia non sacrifichi ciò che più facilmente si può azzannare, cioè il suolo, l’energia fossile, la produzione alimentare, la ricerca sugli animali, ecc. ecc. Un piccolo segnale è la richiesta al governo italiano, fatta in questi ultimi giorni da alcune aziende alimentari, di eliminare dal disegno di legge sul Green Deal, la parte relativa al divieto degli imballaggi di plastica. E’ un piccolo segnale ma la dice lunga sulle richieste del dopo. Una prateria di deroghe, in nome della ricostruzione!

Enza Plotino - giornalista ambientale

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