Le sardine di La Maddalena provano a spostare il dibattito politico locale sui problemi dell’isola

Le sardine di La Maddalena provano a spostare il dibattito politico locale sui problemi dell’isola

I nomi per le prossime elezioni amministrative ci sono già. Passano di bocca in bocca, ma nessuno allo scoperto. I nomi soliti. Sempre gli stessi, protagonisti di tutte le stagioni, con il loro bagaglio di fallimenti, soprattutto. Perché la realtà di La Maddalena è un’isola piegata dalle difficoltà, dalla mancanza di una parvenza di welfare, da servizi scadenti,  da pessima gestione dei flussi turistici stagionali, da carenza di promozione culturale e scarsa tutela del patrimonio paesaggistico e ambientale. In questo contesto, ci provano le sardine isolane a fare delle domande per “dire basta alla ricerca del consenso a buon mercato, alla manipolazione delle informazioni , alla banalizzazione dei problemi per ingannare gli elettori e alle discriminazioni di qualsiasi natura”. Come le acciughe provano a “fare il pallone” e a difendersi dal degrado politico e sociale che ha pervaso la città. E provano a mettere in fila una serie di “punti chiave” che toccano le varie aree di crisi locali a cui nessuno, fino ad oggi, ha provato a dare risposte. Una di queste riguarda l’assoluta mancanza di un modello di sviluppo e di azioni di marketing territoriale e di comunicazione efficaci. Si chiedono lumi sull’implementazione di un turismo ecosostenibile destagionalizzato; sull’organizzazione di una mobilità sostenibile tra le isole e sulle isole (fino ad oggi inesistente); sulla gestione (indecente) dei flussi turistici diretti verso i “siti sensibili” dell’arcipelago; sulle iniziative per incoraggiare e promuovere l’impresa locale. E poi, ancora, si citano le vecchie, annose, ma non meno importanti, questioni relative al diritto alla cura, allo studio e per migliorare le condizioni di vita delle persone diversamente abili, degli anziani e di tutti coloro a cui è impedito l’accesso ai servizi essenziali. Alla ricerca di un modello, soprattutto. E di un’identità che sappia convogliare intorno a sé quel senso di comunità di cui si sente, fortissimo, il bisogno e sappia individuare la direzione utile e necessaria per l’affermazione e la valorizzazione del patrimonio di intelligenze, di beni e di opportunità di sviluppo, che l’arcipelago conserva tra le pieghe dei disservizi. Le sardine isolane ci provano.

Enza Plotino - giornalista ambientale

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