L’Armata Brancaleone, alla guerra degli “abusi”

L’Armata Brancaleone, alla guerra degli “abusi”

Quando non si può arrivare all’uva, si dice che è acerba. Che vuol dire? Ebbene, oggi viene pubblicato su La Nuova Sardegna un trionfante comunicato sulla “lotta all’abusivismo edilizio” e sul successo dell’Arma contro le illegalità edilizie a La Maddalena. Urca. Un successo, se non fosse che la sottoscritta conosce benissimo la situazione abusi sull’isola, conosce benissimo la casetta finita sui giornali come abuso, e le centinaia di irregolarità che “non sono mai state monitorate” e sulle quali non è mai stata posta questione ai magistrati. Sulla casetta in questione, una vecchia forgia dei primi del ‘900, abitata da vecchi scalpellini prima, e poi utilizzata come casetta estiva dai proprietari, vengono dette nell’articolo molte falsità. Una fra tutte è la più eclatante: aumento di volumetria (nemmeno presunta ma APPURATA). Non entro nel merito di queste sciocchezze (conosco bene tutto ciò che riguarda la casetta della miniera), perché sarà la magistratura a ripristinare la verità dei comportamenti, ma vorrei soffermarmi sull’aver “sparato “ una notizia di abuso edilizio (di una gravità enorme per un territorio che è paradiso naturale), per poter dimostrare al mondo di fare il proprio dovere nella lotta al contenimento del cemento, prendendo ad esempio “esemplare” un fatto inesistente, ma molto facile da gestire, anziché monitorare e colpire le centinaia di gravi abusi edili che costellano l’isola e dei quali, anche gli Enti locali (Parco e Comune) sono a conoscenza. Perche?  Lo dico con cognizione, occupandomi da trent’anni di ambiente e avendo denunciato sempre le irregolarità edilizie, la distruzione di interi boschetti di ginepro per costruirci strade e gli aumenti di cubature che offendono i territori, ma che continuano purtroppo ad essere ignorate quando non “agevolate” voltando gli occhi da un’altra parte. Ma che poi, a farne le spese di questi silenzi-assensi debbano essere i pochi che rispettano il territorio, lo amano e cercano di mantenerlo intatto nel tempo come testimonianza delle antiche tradizioni, questo non lo si può sopportare!

Enza Plotino - giornalista ambientale

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