la nuova sardegna, facebook, piazzagallura e la cuoca maramalda

Venerdì 17 agosto il quotidiano “La Nuova Sardegna” in formato cartaceo ha pubblicato un articolo su piazzagallura dal titolo “Un Facebook tempiese tutti liberi di criticare” a firma di Giuseppe Pulina. Sull’ articolo nulla da eccepire, anzi. Sul titolo qualcosa si. Anche se sono passati oltre trent’ anni da quando ho lasciato il giornalismo – la storia del quale mi sembra abbia sopportato abbastanza bene la mia assenza- non ho la memoria così corta da non ricordare che nei giornali cartacei il titolo viene fatto  non dall’ articolista ma dalla redazione. L’ editoria cartacea per sua natura non può avere l’ agilità e la duttilità di quella elettronica i cui prodotti, d’ altro canto non possono essere usati per avvolgere il pesce. Quindi, è compressibile che qualche volta tra artico e titolo non vi sia perfetta corrispondenza anche perché in una redazioe di un quotidiano arrivano molte notizie e il lavoro, per sua natura, richiede molta velocità. Vale la pena, comunque, specificare che piazzagallura con facebook non c’ entra nulla. Quest’ ultimo si occupa di facce – come dichiara espressamente -, piazzagallura di idee. Se non ricordo male piazza in greco antico si diceva agorà che era il luogo nel quale gli antiche greci discutevano delle proprie idee e dove si svolgeva una cosina non da poco che si chiama democrazia. Facebook si basa, inoltre, su un marketing un po’ furbetto. Appena arrivi ti tratta come un innamorato premuroso : “ A cosa stai pensando ?”. Se sei un pochino, diciamo così, non molto addentro ai giochini di marketing rispondi pure. Ma non stai rispondendo ad un innamorato premuroso ma ad un software al quale tu  non interessi nulla e che è stato fatto ma sei solo per attirare l’ attenzione di  un cliente da cui spremere soldi e, cosa più importante, tempo. Il bello o il brutto che con questo piccolo stratagemma facebook va venire fuori non la faccia ma il lato peggiore di ognuno. Se uno dice immediatamente quello che pensa è chiaro che non fa i conti con quello che Freud chiamava Super Io e un romanziere americano “ il poliziotto interiore”.  Non è per fare un elogio dell’ ipocrisia, ma se ognuno facesse o dicesse quello che pensa istintivamente e senza freni inibitori dovremmo tutti quanti uscire con ascia e lanciafiamme. Un’ altra caratteristica fi facebook è che dà l’ illusione di parlare a tutto il mondo. Ma se io sono così allocco da credere che le fotografie della mia collezione di plettri di arpa birmana interessi a qualcuno se non ad un altro allocco che fa collezione di plettri di arpa birmana seguo veramente un’ illusione. Avrei più spettatori se chiedessi all’ amministrazione di Tempio Pausania di fare una mostra di foto di plettri di arpa birmana in uno degli innumerevoli spazi vuoti ed inutilizzati di sua proprietà ( il comune di Tempio ha tanti di quegli immobili inutilizzati da far impallidire non un miliardario americano ma Paperon de’  Paperoni ed una quantità di idee su come utilizzarli inversamente proporzionale al numero di millimetri cubi ce costituiscono tale patrimonio e se per caso ci fosse qualche idea in proposito si potrebbe mettere su tempioattiva e discuterla con tutti i cittadini oppure su un forum – la cosa è gratuita e per di più discutere civilmente su qualcosa non ha mai ammazzato nessuna democrazia).

Un’ ultima cosa: nel  titolo facevo riferimento ad una cuoca maramalda. Ma questa è un’altra storia.

Lucio Ghezzo

Lucio Ghezzo

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