La Maddalena (SS). Si avvia la campagna elettorale cittadina? Riciccia l’ex Arsenale

La Maddalena (SS). Si avvia la campagna elettorale cittadina? Riciccia l’ex Arsenale

La reiterazione del reato offende tutti, chi la commette e chi la subisce. Ed ecco infatti, meglio di un orologio svizzero, il tema principe, che a La Maddalena cerca di carpire consensi e voti ogni qualvolta si avvicina un’elezione politica che coinvolga la cittadinanza, ripresentarsi puntuale a stabilire amici e nemici, fazioni pro e contro, in un turbillon di dichiarazioni, annunci posizionamenti atti a definire chi sta con chi nella prossima campagna elettorale. Tutto qui. E’ da anni che sul tema dei danni causati dal mancato G8 del 2009 si naviga (siamo in un paese di mare) a vista, con politici che si propongono con in tasca la soluzione per raccattare il fondo del barile della credibilità cittadina ogni volta che si presentano candidati ad una qualsivoglia elezione. Aveva in tasca la soluzione il sindaco attuale quando ha fatto la sua “cavalcata” elettorale al grido di “sistemerò ogni cosa”, l’aveva il presidente della Regione passato e ce l’ha il nuovo governatore. Così come dichiarano di avere soluzioni coloro che si stanno posizionando per le prossime votazioni locali. Tutti hanno in tasca soluzioni e soldi. Sono passati così dieci anni dall’avvenimento e cinque anni da quando il Comitato “Risarcire Maddalena”, di cui ero portavoce, avviò a La Maddalena una campagna contro i responsabili del danno ambientale ed economico causato dal mancato G8 del 2009, che chiedeva la bonifica completa dell’area a mare, la riconversione dell’intera area a terra, la gestione diretta dell’amministrazione comunale maddalenina, prezzi calmierati dei trasporti e la candidatura di La Maddalena al G7 del 2017. Tanta acqua è passata sotto i ponti, una raccolta di firme che si era attestata su 700, raccolte nei banchetti domenicali e 1000,attraverso la petizione lanciata sul web, un importante convegno che aveva visto la partecipazione di personalità venute a sostenere la campagna del comitato, il cambio ai vertici dell’amministrazione comunale, con un nuovo sindaco e una nuova giunta che garantivano di avere le tasche piene di soluzioni e soldi. Ma quali obiettivi sono stati raggiunti? Nessuno. Forse qualche passo avanti “spot”, grazie a singoli personaggi che hanno ritenuto necessario affermare nell’ambito delle proprie prerogative professionali la gravità di quella situazione per l’intera cittadina di La Maddalena, è stato fatto, ma nel complesso le istituzioni che erano state chiamate a risolvere o almeno prendersi a cuore la vicenda dell’ex arsenale, hanno prodotto il nulla e lo stucchevole, scontato rimpallo delle responsabilità. Tutte le condizioni che richiedevano la risoluzione urgente di quel vulnus si sono nel frattempo, non solo aggravate, ma hanno sedimentato come gramigne. La grave crisi economica, che era allora in affanno, oggi si è stabilizzata in maniera preoccupante, creando sacche di povertà soprattutto tra i giovani, sempre più costretti a emigrare per non vivere inoccupati a La Maddalena e a soffocare quei sogni  di impresa, di startup che hanno bisogno di soldi per essere intrapresi. Un turismo di massa “mordi e fuggi”, che chiede e impegna solo l’essenziale e non costringe a riprogettare una migliore qualità di vita per tutta la cittadinanza, ha preso piede a danno di chi voleva ritagliare per l’intero arcipelago una specificità, una tipicità che avesse potuto fare di La Maddalena una località appetibile e ricercata da un turismo qualificato e sempre più motivato. La comunità di La Maddalena ha pagato un prezzo altissimo per il comportamento superficiale e approssimativo delle istituzioni che di parole ne hanno sprecate tante, ma nei fatti hanno tradito puntualmente promesse e impegni. Per non parlare della classe politica piegata su se stessa a guardarsi l’ombelico mentre i giovani partono, le attività muoiono, i servizi chiudono (emblematico lo smantellamento dell’ospedale cittadino), il rilancio turistico latita e tutti i nodi ambientali, sociali e economici vengono al pettine poco alla volta senza possibilità di risoluzione. Le denunce di allora sono carta straccia oggi: le bonifiche sono ancora al palo; la riconversione e rilancio dell’intera area dell’ex arsenale ormai una chimera così come la valorizzazione cantieristica e i costi dei trasporti calmierati. Ed è per non dimenticare e mantenere i punti fermi della chiarezza, che vanno riproposti gli avvenimenti e denunciate le carenze e le irresponsabilità politiche e istituzionali che hanno portato all’immobilismo di oggi, tempo in cui l’argomento comincia a riprendere quota a causa delle prossime tornate elettorali cittadine.

G8 A LA MADDALENA: UNA TRUFFA DI STATO

(da un dossier del 2015) L’incompiuta di La Maddalena fa ormai parte della storia. Si è sedimentata, così come lo vediamo nelle strutture abbandonate e degradate, una grave ferita ad un ambiente naturale non solo di straordinaria bellezza paesaggistica ma anche carico di eccezionali significati culturali, legati alla storia di una cittadina che ha vissuto storicamente in mirabile equilibrio tra una forte presenza militare e il desiderio di preservare il proprio invidiabile patrimonio naturalistico. Una comunità che fina ad allora aveva potuto vantare una robusta economia basata sulle risorse della Marina Militare, della base americana ed anche di importanti strutture turistiche come il Club Med, il Valtur, il Touring Club, il Centro Velico di Caprera. Un grande valore che è andato disperso con il depotenziamento della Marina Militare, con lo smantellamento della base americana e con la chiusura del Club Med e poi del Valtur. Ma a dispetto di un oggettivo crollo economico, la comunità maddalenina si affida allo Stato, che insieme alla Regione, si impegna sul  rilancio turistico dell’isola , puntando sulle tante bellezze ambientali e sulle molte strutture offerte dal vasto patrimonio di beni esistenti nell’arcipelago.

Arriva quindi il progetto del G8 che viene offerto come il giusto riscatto per un territorio in sofferenza. Il progetto piace e la cittadina si prepara al salto qualitativo e ad un futuro di possibilità turistiche. “Progettare il G8 in Sardegna, e progettarlo alla Maddalena, è stata una scelta strategica per la valorizzazione, lo sviluppo e il rilancio dell’isola”, recita il dossier della Protezione civile. “In particolare la suggestiva area dell’arsenale della Marina Militare ben si prestava, per la sua posizione strategica, ad essere utilizzata a seguito di una importante ristrutturazione, sia ad ospitare il Vertice, che a divenire, successivamente un’area turistica di notevole pregio che consentisse all’isola di rilanciare la propria offerta di recettività e di attività di diporto, attualmente obsolete e carenti”. Pregevoli intenzioni che avrebbero dovuto produrre, nell’ottica del recupero, riqualificazione e sviluppo socio-economico nei luoghi dell’antico glorioso arsenale ormai dismesso e nelle aree vicine, porto, nuovi alberghi e strutture di servizio, funzionali al programma predisposto per il summit, ma destinati poi a costituire un polo di accoglienza e di crescita economica accompagnate dall’intenzione di bonificare un ampio specchio di mare inquinato rimuovendo le tonnellate di fanghi, inerti, amianto carcasse e altri rifiuti speciali. Ma il bluff è dietro l’angolo. Quando il governo Berlusconi, nella sua Struttura di missione, si rende conto che i ritardi nella realizzazione delle opere infrastrutturali, oltre alla sottovalutazione delle bonifiche da portare a termine, non garantiscono la chiusura dei lavori in tempo per il summit e quando partono le inchieste penali su appalti e lavori di ripristino ambientale, decide, con “l’occasione” del terremoto de L’Aquila, di abbandonare progetto, ristrutturazione, bonifiche, ma soprattutto il rilancio turistico annunciato ad una popolazione in attesa. L’isola non c’entra più. Non c’entrano i suoi valori, la sua vocazione e il suo richiamo. Si scopre che la logica e sempre quella della rispondenza e del profitto immediato, a tutti i costi. Immediato perché, come si è visto poi, l’Incompiuta  ha lasciato in eredità alla popolazione soltanto alcune sinistre “cattedrali nel deserto” sovradimensionate ed economicamente ingestibili, oltre all’inquinamento ancora ben presente nelle acque antistanti l’Arsenale. E lì inizia il solito, stucchevole rimpallo di responsabilità tra enti, per scaricare gli uni sugli altri la gravissima ritirata che oltre a bloccare i lavori, chiude i rubinetti dei finanziamenti che avrebbero potuto sanare l’area e rivalorizzarla. Al danno ambientale si aggiunge il precipitare di una situazione economica già in grave affanno. Un turismo di massa “mordi e fuggi” prende il sopravvento sul progetto di ritagliarsi una specificità d’elite, che ne potesse fare una località appetibile perché unica: ricercata da un pubblico qualificato e sempre più motivato. La comunità di La Maddalena sta pagando un prezzo altissimo per l’errore di aver creduto nello Stato e nel fatto che la massima istituzione nazionale potesse tutelare e garantire il rispetto di un territorio e delle specifiche vocazioni di una cittadinanza.  Fino ad oggi la questione G8 è sempre apparsa come “figlia di nessuno”  di cui non si sanno né padri, né madri e che cresce senza sapere di chi è la responsabilità di averla messo al mondo.  Ma in realtà i padri e le madri esistono ed hanno la gravissima  responsabilità di aver provocato con la loro superficialità, faciloneria ed un pressapochismo lambito da irregolarità e illegalità un danno ambientale ed economico da cui la cittadina non si è più ripresa.

Governo, Regione Sardegna e Comune di La Maddalena avrebbero dovuto rispondere sui modi in cui sono stati implicati nell’intera vicenda. Cosa che non è mai avvenuta. Anzi. Oggi si ritorna, come il gioco dell’oca al punto di partenza con, al governo nazionale, proprio  uno dei partiti che comandavano allora e che oggi si è rifatto una verginità grazie ad un “contratto” e ad un alleato inconsistente.

Ma esiste un risarcimento giusto per una cittadinanza spodestata e costretta negli ambiti ristretti di uno sviluppo turistico incompiuto e con il fantasma di un inquinamento dannoso per un ambiente naturale, patrimonio inestimabile di tutta la comunita?

Esiste solo in parte, perchè i giovani senza più prospettive sono partiti, le attività fiorenti di un tempo si sono arrese alla crisi economica scaturita dal mancato rilancio turistico e l’intero paese assiste inerme ai rimpalli burocratici del cinismo politico e amministrativo. E questo danno non è più riparabile!

Le bonifiche sono il primo punto nell’elenco di atti necessari a sanare una così grande inadempienza, poiché coinvolgono, oltre che il bene naturalistico de La Maddalena con la sua possibilità di rilancio sul mercato internazionale del turismo sostenibile, anche la salute dei suoi cittadini, colpiti, non si sa bene fino a che punto, dall’inquinamento dell’intera area a mare e a terra. Per questi motivi le bonifiche rappresentano il passaggio propedeutico a qualsiasi altro obiettivo di risarcimento.

Il secondo passaggio necessario a sanare il danno riguarda la riconversione, valorizzazione e rilancio dell’intera area G8 trasformata in moderno polo nautico e cantieristico, riportando il bene  nelle mani della cittadinanza con il ritorno ad una gestione diretta da parte dell’amministrazione comunale maddalenina. Per anni l’Arcipelago de La Maddalena, fiore all’occhiello e meta obbligata del turismo dell’intera Costa Smeralda, che di questo gioiello ha goduto indirettamente, ha solo potuto guardare, subire (con la pressione antropica e dei natanti che si determina nella stagione estiva) e beneficiare parzialmente, dell’offerta turistica della Costa Smeralda. Forse occorre oggi dire basta a questo sistema che vede la cittadina di La Maddalena e la sua preziosa vocazione naturalistica piegata alle esigenze di profitto di altri e chiedere che il paese si riprenda la sovranità perduta, sul proprio territorio.

Ma per un rilancio turistico duraturo ed una piena ed efficace valorizzazione cantieristica è necessario agire sui prezzi proibitivi dei trasporti che dissuadono qualsiasi buona intenzione a visitare l’Arcipelago e che mortificano i movimenti di turisti e pendolari. Non cercare di calmierare i costi dei traghetti pregiudica qualsiasi progetto di sviluppo locale e rende vano l’impegno di chi sull’isola contribuisce, con attività turistiche e di commercio, all’economia della città. Ricordare i fatti, nominare i problemi, menzionare i responsabili, obbliga a rimanere all’interno di un perimetro di verità, cui tutti devono adeguarsi, pena la reiterazione del reato!

Enza Plotino - giornalista ambientale

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