Ho fatto un sogno: una svolta green a La Maddalena

Ho fatto un sogno: una svolta green a La Maddalena

L’isola si avvicina a grandi passi alle prossime amministrative del 2020, presentandosi all’appuntamento  con gravi problematiche irrisolte, sociali (inaccessibilità alla sanità pubblica, barriere insormontabili alla cura, disagio economico, mancanza di offerta per i giovani) e ambientali (cattiva gestione dei rifiuti, servizi turistici scadenti, mobilità estiva insostenibile, bomba ecologica a Caprera, numeri assurdi in arcipelago). Un quadro che farebbe tremare i polsi a chi si propone come amministratore. Ma nell’isola non si parla di questo! Si fanno nomi, si studiano strategie, si creano in una notte alleanze e nell’altra si disintegrano. In un vortice inconsapevole, ignaro e sprovveduto. Le poche buone idee che accompagnano i pochi buoni discorsi  vivono il tempo di un respiro. E’ una pena assistere inermi al disintegrarsi di un patrimonio ambientale inestimabile e non vedere spiragli di ragionevolezza e di consapevolezza sulla svolta che si dovrebbe dare a questo prezioso microcosmo.  Pochi che si accontentano di lucrare sul presente senza occuparsi minimamente del futuro comune dell’Arcipelago e i più che assistono preoccupati, ma inattivi.

Marlon Brando lo aveva capito già nel 1967. Aveva girato a Tahiti, il film “Gli ammutinati del Bounty” e aveva deciso che quell’angolo di paradiso andava preservato, così acquistò un atollo nel Pacifico meridionale, a 15 minuti d’aereo da Tahiti. Una zona che oggi ospita un resort turistico sostenibile e che custodisce la Fondazione The Brando che sostiene la stazione ecologica della Tetiaroa Society, offrendo programmi di ricerca, protezione dell’ambiente e formazione secondo gli stessi principi che avevano ispirato l’attore. Perché le isole sono da sempre un ecosistema fragile, da salvaguardare e così, essere sostenibili diventa una necessità da declinare in vari modi. Energia, acqua, economia circolare, mobilità. Dal Pacifico all’Atlantico, dai Mari del Nord all’Australia, 22 isole di tutto il mondo hanno raccolto la sfida della sostenibilità e si stanno impegnando nella transizione di uno scenario al 100% rinnovabile. Isole davvero green. Quali sono? Le isole Scilly (Regno Unito), Green Island (Filippine), Kodiak Island (Usa), Hawaii (Usa), King Island (Australia), Orkney Island (Scozia), Jamaica, Graciosa (Portogallo), Capo Verde, Sumba (Indonesia), Tilos (Grecia), El Hierro (Spagna), Samso (Danimarca), Eigg (Scozia), Bonaire (Paesi Bassi), Bornholm (Danimarca), Pellworm (Germania), Tokelau (Nuova Zelanda), Aruba (Paesi Bassi), Muck (Scozia), Wight (Inghilterra), Gigha (Scozia). Tanto per fare qualche esempio, nelle Isole Scilly, con un investimento di 10,8 milioni di sterline (circa 12 milioni di euro), si svilupperà un modello energetico e di mobilità innovativo che svilupperà piattaforme che consentono di utilizzare veicoli elettrici e batterie intelligenti per contribuire a bilanciare l’offerta e la domanda all’interno del sistema energetico delle isole. Anche l’arcipelago delle Hawaii ha già iniziato il suo cammino verso un futuro sostenibile: già coperto per oltre il 23% il fabbisogno elettrico di energia grazie alle fonti rinnovabili, e la principale utility energetica dello Stato ha presentato un nuovo piano energetico che punta al 100% di energia pulita entro il 2045. La sfida: diventare la prima realtà degli Stati Uniti energeticamente indipendente. Senza andare troppo lontano, nel Mediterraneo asfittico, alcune isole hanno iniziato a dare segnali. Mediterraneo eco. Se fino a qualche anno fa era una vera utopia, lungo le sponde del nostro mare questa idea si fa largo. La lotta alla plastica ma soprattutto la protezione di un delicato ecosistema è sempre più un imperativo. Molte isole minori italiane (tra le quali Egadi, Tremiti, Eolie, Pelagie) e i tanti fazzoletti di terra dell’Egeo e del mare della Croazia, senza trascurare la spagnola Formentera e Gozo (Malta), sono i migliori territori dove viene testata la “green revolution”: microcosmi con patrimoni culturali e naturali che cercano di raggiungere l’indipendenza dal continente adottando modelli sostenibili per l’approvvigionamento di energia pulita e di acqua, per la gestione dei rifiuti e per una mobilità a emissioni zero. Partendo dall’uso intelligente di risorse locali e coinvolgendo in primis chi ci vive. Per iniziare la scelta di diventare plastic free: ancor prima del divieto imposto a livello europeo, si sono già dichiarate plastic free le Isole Tremiti, Linosa e Lampedusa, Capri e Ischia. Robetta, solo per iniziare! Ma una necessità, se è vero che ogni minuto più di 33 mila bottigliette di plastica finiscono nel Mediterraneo. Niente plastica, ma non solo. In Croazia, l’isola di Silba ha vietato l’uso delle macchine con un decreto approvato da tutti gli abitanti. Provvedimento simile anche nell’ambita meta turistica (numeri di presenze da capogiro) di Formentera: da quest’anno l’ingresso, la circolazione e il parcheggio delle auto sull’isola sarà regolamentato. Da patrimoni a rischio a esempi ancora più eclatanti di isole a impatto zero: è il caso di Agios Efstratios, nell’Egeo, scelta dal governo greco per diventare un’isola a zero emissioni di CO2, facendo ricorso per il suo fabbisogno energetico unicamente a fonti di energia rinnovabile (sole, vento e biomasse). Le  nostre 20 isole minori italiane hanno grandi potenzialità, e qualcuna comincia a percorrere la giusta strada. Gli esempi virtuosi di Capri e Pantelleria, con una percentuale di raccolta differenziata rispettivamente del 56% e 45%; Ponza, che punta sulla mobilità sostenibile con cinque linee di autobus che raggiungono anche le spiagge più famose e il porto (frequenza, ogni 15 minuti), e dove è possibile noleggiare biciclette elettriche; Capraia, che fissa obiettivi nelle nuove costruzioni per la bioedilizia e la permeabilità dei suoli (almeno il 25% della superficie) e ha incentivato il ricorso ai tetti verdi. A tracciare il quadro è stata Legambiente che, in occasione di Festambiente di quest’anno, ha presentato il dossier “Isole sostenibili” che racconta esperienze virtuose, in Italia e nel mondo. Per quanto riguarda le energie pulite, sulle isole minori italiane – rileva il dossier di Legambiente – in nessuna si arriva al 4% dei consumi elettrici, mentre nel resto d’Italia siamo al 35%. Ad esempio, sull’isola di Capri sono presenti 92,15 mq di solare termico; 11,9 kW di solare fotovoltaico e 32,3 kWt di biomasse; sono invece 25,94 i mq di solare termico installati nel Comune di Anacapri. Ad Ustica, 29,33 kW di solare fotovoltaico sono distribuiti su 5 impianti privati. A Pantelleria 470 kW di solare fotovoltaico sono distribuiti tra 69 impianti, di cui uno a concentrazione da 85kW (presso l’aeroporto) e gli altri installati sull’ospedale, una scuola, alberghi e edifici privati. Inoltre sono presenti due impianti minieolici. Dolente il capitolo raccolta differenziata: I dati migliori sono a Capri (56%) e a Pantelleria (45%), mentre molto preoccupanti sono quelli di Favignana (19%) e Lipari (13%). Poi c’è la partita mobilità, dove alcune isole stanno cercando di fare passi avanti incentivando il trasporto pubblico, il bike sharing, il trasporto elettrico. Ad esempio l’isola di Capri che ha recentemente attivato 3 navette elettriche e un servizio di bike-sharing gratuito con 15 bici a disposizione dei turisti in 3 diverse zone del porto. Troppi ritardi riguardano la gestione delle risorse idriche e la depurazione. In diverse isole come Favignana, Isola del Giglio, Lampedusa, Linosa, Lipari, Pantelleria, Ustica, Capraia, Vulcano (dove è in corso di realizzazione) è diffuso l’utilizzo di impianti di dissalazione che però molto spesso non riescono comunque a coprire la domanda. In particolare nelle isole della Sicilia il 50% della fornitura di acqua avviene ancora con navi cisterna con costi elevati. Drammatico è il ritardo nella depurazione, con sole sei isole che ne sono dotate (Tremiti, Capri, Lipari, Pantelleria, Ustica, Ventotene e Vulcano). Manca un modello di gestione della risorse idriche che punti a ridurre i consumi, a recuperare gli sprechi e le perdite nella rete di distribuzione. In molti hanno capito che la conversione green è un modo per garantirsi quel flusso di viaggiatori responsabili e attenti all’ambiente che sta crescendo nel mondo. A trovare soluzioni a questi problemi punta ad esempio il progetto dell’Unione europea Isos-Isole Sostenibili, che dal 2017 coinvolge le piccole isole dell’area tirrenica del Mediterraneo. Le francesi Lérins e Lavezzi (vicina alla Corsica), quelle, sempre francesi, dell’arcipelago di fronte a Hyères e le italiane Capraia, Tavolara, Palmaria lavorano insieme per diventare un modello virtuoso da imitare. Formentera è capofila nel Mediterraneo per un altro progetto esemplare, sulla protezione della posidonia oceanica, le cui praterie proprio a Formentera sono tra le più grandi del Mediterraneo e da 20 anni patrimonio Unesco. L’obiettivo è sensibilizzare sull’importanza vitale di questi prati subacquei, sponsorizzando ciascuno dei 7.600 ettari di posidonia che circondano l’isola. A sostegno di questo è fatto divieto assoluto di ormeggio delle imbarcazioni in molte aree e, dove consentito, lo è solo tramite boe che non intaccano il fondale marino. Associata al progetto Save Posidonia è la Aeolian Islands Preservation Foundation: dal 2015 ha avviato sulle Eolie una serie di iniziative per proteggere la natura e salvaguardare l’ habitat marino. Insieme a Blue Marine Foundation, sta lavorando per incoraggiare la piccola pesca sostenibile, ripristinare lo stock ittico, ridurre l’inquinamento e proteggere gli habitat e le specie marine più vulnerabili attraverso la creazione di un codice di condotta con i pescatori locali per promuovere l’uso di casse frigo isolanti e macchine del ghiaccio per migliorare la qualità del pescato e ridurre l’uso delle cassette in polistirene. Oltre a lanciare campagne di sensibilizzazione, organizzando pulizie dei fondali e distribuendo borse della spesa e borracce riutilizzabili, la Fondazione ha anche finanziato la ristrutturazione del centro di primo soccorso per le tartarughe marine a Filicudi e il recupero di reti fantasma. Molto si muove su alcune delle nostre isole minori. Ma non in tutte. Nell’Arcipelago de La Maddalena di svolte green neanche l’ombra. I numeri sono insostenibili, sia che si tratti di persone, che di macchine, che di barche. Pochi accenni tampone, quando la situazione si fa più drammatica, in un deserto di proposte a lungo termine. Salvo boicottare e denigrare le poche idee serie e consapevoli che qualche libero cittadino sente di poter fare per salvare il salvabile. Il resto ….a fare e disfare tele di nomi per le prossime elezioni.

Enza Plotino - giornalista ambientale

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *