Tempio Pausania (OT): tutto l’amore di Mario Pirrigheddu per il tempiese gallurese nel suo romanzo “Li dui santai”

 

Tempio Pausania (OT) 6 dicembre 2016. Sabato scorso davanti ad un pubblico delle grandi occasioni, Mario Pirrigheddu ha presentato  al New Petit Hotel il suo romanzo (il primo scritto in tempiese gallurese)  “Li dui Santai”. Alla presentazione hanno contribuito con i loro interventi Franco Fresi e Maria Antonietta Pirrigheddu con le sue letture di alcuni brani del libro.

Con Mario Pirrigheddu conosciutissiimo in tutta la Gallura per la sua attività di divulgazione e per essere l’animatore del mensile “La Beltula” abbiamo parlato di dialetto, cultura popolare, del suo libro e dei suoi progetti. Ecco il resoconto della chiaccherata:

 Il tuo amore per la cultura e la lingua tempiese gallurese sono noti, ma da cosa nasce la passione per la scrittura?
Sin da ragazzo sono stato attratto dalla storia della mia terra, soprattutto delle tradizioni, dagli usi, dai costumi. C’era mio nonno Pasquale e mia nonna Santina che rispondevano alle mie domande, mi raccontavano il loro vissuto, le difficoltà di far crescere una famiglia numerosa, i rapporti con il vicinato, il lavoro, la campagna, le feste paesane. Dalle loro risposte ricavavo sempre delle notizie interessanti e che tutt’ora conservo nella memoria. Poi la passione per tutto ciò che riguardava la Sardegna ed in particolare la Gallura, mi ha spinto a leggere tantissimi libri e pubblicazioni: dall’argomento storico alla ricerca sull’abbigliamento tradizionale, tradizioni popolari, libri di poesie o meglio di canzòni, come diciamo in gallurese. Arrivato a sessant’anni ho provato a scrivere qualcosa in tempiese. Pa falla culta: per cinque anni consecutivi ho inviato i miei racconti al premio Agghju, Conti gaddhurési e cossi ottenendo 3 primi premi e 2 secondi. Spinto da queste esperienze e dal giudizio soprattutto della giuria ho allungato un racconto che è diventato Li dui Santai.

C’è qualche autore non necessariemanebte di lingua gallurese, che ti ha particolarmente influenzato dal punto di vista lettarario?
Io ho amato da studente un autore in particolare: penso e sono sicuro che il verismo di Verga sia stato un punto fermo, un riferimento nei miei racconti.

 Il dialetto (se di dialetto si tratta nel caso del sardo-corso) che ruolo e che importanza ha in una società così’ fortemente multirazziale e multiculturale?
Un personaggio, cultore delle tradizioni popolari, diceva: uno sguardo al passato per affrontare meglio il futuro. Purtroppo però, bombardati sempre più dai media, la nostra bella lingua, già influenzata dall’italiano, stà perdendo il suo fascino e si sta’ decomponendo. Se non si corre ai ripari la nostra lingua rimarrà solo sulle pagine stampate, ma purtroppo, senza suono.

Per quale o quali motivo una persona dovrebbe essere spinto a leggere “Li dui Santai” ?
Le persone di una certa età troveranno in Li dui santai ambientazioni, figure, usi, costumi, lingua che hanno fatto parte della loro vita e leggendo il romanzo si troveranno catapultati in quel passato ricco di ricordi, ma anche di malinconia. Il giovane troverà invece, il passato dei genitori, dei nonni che forse, ha solo sentito raccontare. Il giovane, e non solo, sarà aiutato nella lettura, da ben 1600 note esplicative con tante curiosità, come ad esempio l’origine castigliana o catalana di una parola.
Hai già in mente qualcosa di nuovo per il futuro?
Ce l’ho per le mani, quasi pronto: si tratta di un lavoro iniziato anni fa: mi èra stato consegnato un caltulariu, un quadernone manoscritto risalente agli ultimi anni dell’800, alto e stretto, con canzoni, poesie di autori noti, ma soprattutto di autori sconosciuti o quasi. Sono stato attratto da quelle pagine e da quella grafia elegante. Dopo tentennamenti e ripensamenti, perché il lavoro era abbastanza arduo, con mio figlio Luigi abbiamo iniziato a trascrivere quei versi. Il lavoro è risultato faticoso ma interessante: interpretare parole sconosciute o illegibili ti mettevano a dura prova. Dopo tante interruzioni, finalmente il lavoro di copiatura era terminato. Ma non ero soddisfatto: vedere quell’elencazione di versi, uno dopo l’altro non mi piaceva. Finalmente un’idea fece capolino: quelle canzoni sarebbero state intervallate da foto ed immagini riguardanti il modo di vestire dei tempiesi, aggesi, luresi, calangianesi, trintaiesi, aglintesi, palaesi. maddalenini, tarranuesi, teodorini, locusantesi, con uno sguardo anche alla vicina Corsica e qualche altra interessante curiosità.

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