Tempio Pausania (OT): Comunicato del Circolo Don Primo Mazzolari sulla conferenza del 30 giugno 2018 tenuta dall’on.Gero Grassi “Chi è perchè ha ucciso Aldo Moro”

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Dal Circolo Don Primo Mazzolari riceviamo e volentieri pubblichiamo un Comunicato  sulla conferenza del 30 giugno 2018 tenuta dall’on.Gero Grassi “Chi è perchè ha ucciso Aldo Moro”. Conferenza sulla quale, peraltro abbiamo dedicato un post precedente intitolato Tempio Pausania (OT): “Furono ANCHE le Brigate Rosse ad uccidere Aldo Moro, ma con la connivenza di servizi segreti italiani e stranieri , parti deviate dello Stato e malavita organizzata.” Così afferma l’on. Gero Grassi in un convegno sulla morte del noto statista
Ecco il testo del comunicato:

 Comunicato stampa

Chi e perché ha ucciso Aldo Moro

On. Gero Grassi

Tempio, 30 giugno 2018

 Ci sono persone caratterizzate da un senso del dovere e dello Stato fuori del comune, che dà loro il coraggio e la forza di fare cose che le persone normali non farebbero mai. Una di queste è senza dubbio l’on. Gero Grassi, pugliese, deputato dal 2006 al 2018, vicepresidente del Gruppo PD alla Camera dal 2014 con delega al caso Moro. E’ stato lui a proporre e far approvare la legge che ha istituito la seconda Commissione Parlamentare d’Inchiesta sul caso Moro, della quale è stato vicepresidente, che ha concluso i suoi lavori nel dicembre 2017 con una relazione finale che è stata approvata all’unanimità dal Parlamento. Gero Grassi ha conosciuto personalmente Moro e ne ha assorbito e condiviso gli ideali e gli insegnamenti. Fare luce sulle circostanze del suo rapimento e della sua uccisione, andando oltre la “verità dicibile” che lo Stato ci ha propinato basandosi sul Memoriale Morucci-Faranda è diventato la missione della sua vita, così come oggi lo è quella di divulgare dovunque le sconvolgenti verità emerse dagli atti processuali e dalle conclusioni delle due Commissioni Parlamentari d’Inchiesta sul caso Moro. Quella di Tempio del 30 giugno è stata la 551ma conferenza da lui tenuta dovunque, in tutte le Regioni d’Italia, e la sua agenda dei prossimi due anni contiene già circa trecento appuntamenti. C’è un motivo per il quale la sua presenza è così richiesta e inserirsi nella sua agenda è così difficile e lo hanno scoperto coloro che hanno voluto essere presenti la mattina di sabato 30 giugno nell’Auditorium dell’Istituto Euromediterraneo, che sono rimasti inchiodati alla sedia ad ascoltarlo per due ore di seguito, incapaci di muoversi o anche solo di distrarsi solo un attimo, perché non una delle sue parole poteva andare persa. E’ stato un percorso emozionante e nello stesso tempo sconvolgente, dalla rievocazione della figura di Moro come grande statista ispirato da motivazioni profondamente cristiane, che possono riassumersi nel motto “ la persona prima di tutto”, indipendentemente dal suo credo politico e religioso, con una concezione della democrazia e dei diritti delle persone che ne fece il vero ispiratore della Costituzione Italiana, che molto deve a lui se oggi la consideriamo come la più bella del mondo. Per proseguire con la rievocazione delle vicende politiche italiane in periodi di grande pericolo per la nostra fragile democrazia, figlia di una guerra persa e tenuta sotto tutela dalle pretese dei vincitori (Stati Uniti, Inghilterra, Unione Sovietica) del rispetto degli accordi di Yalta. E’ stato scioccante rivivere l’episodio, sconosciuto ai più, dell’ictus che colpì l’allora Presidente della Repubblica Segni, sassarese, nel corso di un furibondo litigio al Quirinale con Moro e Saragat che volevano impedirgli di sostenere il colpo di stato del generale Di Lorenzo, con i carabinieri che avevano già circondato la RAI. Come anche quello di Enrico Berlinguer che i russi, con la complicità dei bulgari, cercarono di uccidere a Sofia in un falso incidente stradale dal quale si salvò per miracolo e per il pronto intervento di un aereo di stato prontamente inviatogli da Aldo Moro per prelevarlo e riportarlo in Italia. O quello del treno Italicus, che saltò per aria vicino a Bologna e sul quale avrebbe dovuto essere Aldo Moro, fatto scendere due minuti prima della partenza da Roma perché doveva firmare delle carte urgenti. O delle minacce , l’”avvertimento ufficiale” rivoltogli dal Segretario di Stato americano Kissinger, per indurlo ad abbandonare l’idea di portare i comunisti al governo in Italia. Proprio questa fu, infatti, la ragione del sequestro e dell’uccisione di Moro: impedire che, col pieno consenso di Berlinguer, portasse a compimento il suo ideale di “democrazia perfetta”, l’alternanza cioè al potere di democristiani e comunisti, perché considerava inconcepibile che metà degli italiani dovessero essere relegati per sempre all’opposizione. Concetto inviso sia agli occidentali che ai sovietici. Abbiamo appreso da Gero Grassi che “a via Fani c’erano anche le Brigate Rosse”, perché insieme a loro, sia nella fase del sequestro che in quelle successive della detenzione e dell’assassinio, c’erano esponenti dei servizi segreti italiani e stranieri, esponenti della banda della Magliana e della ‘ndrangheta, piduisti e membri di Gladio. Un’incredibile accozzaglia di persone che aveva un unico obiettivo comune: eliminare Moro e riportare l’Italia nell’alveo degli interessi dei vincitori. Gero Grassi snocciola nomi, date, sentenze, articoli, frasi sempre tra virgolette, perché cita sempre atti ufficiali. Non lo sentirete mai esprimere giudizi o formulare ipotesi, perché la sua forza e la sua assicurazione sulla vita derivano proprio dal citare sempre atti ufficiali non smentibili, tutti contenuti nel suo sito www.gerograssi.it, accessibile a tutti.  Moro non fu rapito da chi ci hanno sempre detto, non fu detenuto dove ci hanno raccontato, non fu ucciso da chi si è accusato del delitto. Quella che ci è stata raccontata in questi anni, con la complicità di brigatisti, politici, magistrati e giornalisti, è la “verità dicibile”, quella decisa e avallata da Cossiga per mettere fine al periodo più buio della storia italiana. Grazie a questa verità inventata i brigatisti ebbero sconti di pena formidabili, non si rovinarono i rapporti diplomatici con numerosi Paesi “amici”, fu messa la parola fine al tentativo di “democrazia perfetta” di Moro. Dopo quarant’anni finalmente la verità emerge, quasi tutta, e un uomo mite, ma dalle convinzioni profonde, percorre tutta l’Italia con ritmi che stroncherebbero un ragazzino per raccontare la verità agli italiani. La verità vera, non ipotesi complottiste, perché ogni parola che dice è attinta ad atti ufficiali della Magistratura o del Parlamento. Il Circolo Mazzolari di Tempio è estremamente orgoglioso di averlo intercettato e di averlo portato nella nostra cittadina, costringendolo a sobbarcarsi un viaggio estenuante di otto ore all’andata e altrettante al ritorno e chiedendo, e ottenendo immediatamente, di poter registrare anche una lunga intervista che andrà in onda in questi giorni su Radio Tele Gallura. Chi ha voluto essere presente ha vissuto un’esperienza unica, di quelle che non si dimenticano. La mattinata è stata preceduta da un intervento non programmato, ma proprio per questo ancora più gradito, da parte di uno dei grandi amici di Moro in Sardegna, l’on. Pietrino Soddu. L’indimenticabile nostro concittadino Paolo Dettori, grande amico e consigliere fidato di Moro, e Pietrino Soddu costituirono la base di riferimento del movimento di Moro in Sardegna, che vide tra i suoi esponenti l’altro nostro concittadino Sen. Pietro Pala. E proprio a Tempio Moro venne nel maggio 1972, accolto da un mare di folla in una Piazza Gallura incapace di contenerla. L’on. Soddu ci ha parlato di Moro, del suo insegnamento, dei suoi ideali ancora attualissimi e ha compiuto un’analisi illuminata e lucidissima della situazione politica attuale e delle sue possibili soluzioni, con un piglio e una decisione assai difficili, se non impossibili da trovare nella classe politica attuale, che ha molto meno dei suoi ottantanove anni splendidamente portati. E’ stata una lezione di Politica, quella vera, quella con la P maiuscola, alla quale ci è dispiaciuto che non abbia assistito la nostra amministrazione comunale, incredibilmente rappresentata solo da due consigliere, una della maggioranza e una dell’opposizione. Noi del Circolo Mazzolari abbiamo imparato molto dalle sue parole, che si sommano a quelle di un altro grande amico del Circolo, il sociologo Bachisio Bandinu, che ci onora spesso della sua presenza . Tanto da indurci a programmare, probabilmente per la fine di ottobre, una giornata di approfondimento sulle ragioni storico-culturali del cattolicesimo sociale in Italia e in Sardegna. Parleremo di impegno, servizio, testimonianza con i più importanti esponenti del cattolicesimo sociale nel sindacato, nella politica e nelle istituzioni a livello regionale e nazionale, con la partecipazione di un’autorevolissima figura del mondo ecclesiastico. Riteniamo così di rispondere all’appello del Papa sul coinvolgimento dei cattolici in politica e di dare il nostro contributo culturale a una città assopita, che anche eventi eccezionali di questo livello faticano a scuotere dal suo torpore.

 

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