Tempio Pausania (OT): Al Teatro del Carmine “Macbettu” di Alessandro Serra con [tra gli altri] Fulvio Accogli

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CeDAC
Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna
Stagione di Prosa 2017-18

Sardegna Teatro e Teatropersona
Macbettu
di Alessandro Serra
liberamente tratto dal Macbeth di William Shakespeare

martedì 6 marzo – ore 21 LANUSEI / Teatro Tonio Dei
mercoledì 7 marzo – ore 21 – SASSARI / Teatro Comunale
giovedì 8 marzo – ore 21 – ore 21 – PAULILATINO / Teatro Grazia Deledda
venerdì 9 marzo – ore 21 TEMPIO PAUSANIA / Teatro del Carmine

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Sardegna Teatro e Teatropersona
Macbettu
di Alessandro Serra

tratto dal Macbeth di William Shakespeare

con Fulvio Accogli, Andrea Bartolomeo, Leonardo Capuano, Andrea Carroni, Giovanni Carroni, Maurizio Giordo, Stefano Mereu, Felice Montervino

traduzione in sardo e consulenza linguistica Giovanni Carroni
collaborazione ai movimenti di scena Chiara Micheliniù

musiche: pietre sonore Pinuccio Sciola
composizioni pietre sonore: Marcellino Garau

regia, scene, luci, costumi Alessandro Serra

con il sostegno di
Fondazione Pinuccio Sciola e
CeDAC Circuito Multidisciplinare dello Spettacolo in Sardegna

Premio UBU 2017 – miglior spettacolo
Premio Associazione Nazionale Critici Teatro 2017

Profonda saggezza racchiusa nelle fiabe sui desideri. Il pescatore che vuol essere signore, poi re, imperatore, poi papa, poi Dio… e si ritrova pescatore. Il sublime di questa fiaba è che è sua moglie a spingerlo.
La lezione è questa: l’ambizione è illimitata, mentre le possibilità reali non lo sono mai; nell’oltrepassarle si cade.
Simone Weil

Il “Macbeth” di Shakespeare recitato in sardo e, come nella più pura tradizione elisabettiana, interpretato da soli uomini.
L’idea nasce nel corso di un reportage fotografico tra i carnevali della Barbagia. I suoni cupi prodotti da campanacci e antichi strumenti, le pelli di animali, le corna, il sughero. La potenza dei gesti e della voce, la confidenza con Dioniso e al contempo l’incredibile precisione formale nelle danze e nei canti. Le fosche maschere e poi il sangue, il vino rosso, le forze della natura domate dall’uomo. Ma soprattutto il buio inverno.
Sorprendenti le analogie tra il capolavoro shakespeariano e i tipi e le maschere della Sardegna.
La lingua sarda non limita la fruizione ma trasforma in canto ciò che in italiano rischierebbe di scadere in letteratura.
Uno spazio scenico vuoto, attraversato dai corpi degli attori che disegnano luoghi ed evocano presenze. Pietre, terra, ferro, sangue, positure di guerriero, residui di antiche civiltà nuragiche. Materia che non veicola significati, ma forze primordiali che agiscono su chi le riceve.
Alessandro Serra

Via Facebook

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