Tempio Pausania (OT): Al Teatro del Carmine la commedia “Separazione” con Marina Thovez e Mario Zucca

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Teatro del Carmine – Stagione Ce.Dac 2017/2018
“SEPARAZIONE” ore 21.00
di Tom Kempinski
regia e traduzione Marina Thovez
con Marina Thovez e Mario Zucca
scene Eugenio Guglielminetti

“Separazione” è la storia di Sarah, attrice newyorkese, e Joe, commediografo londinese, separati appunto, da un oceano. I due non si conoscono, ma il destino intreccia le loro esistenze.
Sarah vuole mettere in scena una famosa commedia di Joe e lo chiama al telefono per chiedergli il permesso. Tutto finirebbe qui se non fosse che lo scrittore, da tempo bloccato sulla pagina bianca, buffo malato di agorafobia, ciccione e solo, ha un forsennato bisogno di parlare con qualcuno. E Sarah ha una particolarità che la rende in grado di identificarsi con la protagonista della commedia di Joe meglio di chiunque altro. Attraverso l’oceano e i fili del telefono tra i due nasce una sorprendente amicizia, e finalmente s’incontrano…
La vita è coraggio, ci dice l’autore, e “Separazione” è in realtà la storia di un commovente, fragile avvicinamento.

Separazione è una commedia originalissima: sono 8 telefonate. 8 momenti cruciali della vita dei due protagonisti, 8 gradini di conoscenza. In una struttura a episodi l’autore ci inchioda con un’altalena di sentimenti drammaturgicamente fortissima.
Nella vita siamo tutti separati: ogni piccolo egoismo, ogni paura, ogni trauma subito sono una barriera che ci allontana dagli altri e dalla felicità.
Non possiamo eliminare le nostre debolezze, ma possiamo innamorarci dei difetti degli altri.
Kempinski usa humor e leggerezza; ho fatto tesoro degli spunti comici che il testo offre.
Nella messa in scena ho contrapposto alla fissità dell’azione, cioè la ripetitività del gesto telefonico, un’ambientazione che grazie alla fantasia magnifica del grande Guglielminetti racconta le due città: la casa di Sarah è dinamica, si trasforma nel teatro da cui una sera torna trionfante, è la finestra sul mondo, è New York con le luci dei suoi grattacieli, il sole, il cielo, la notte. Sarah è aperta alla vita, lascia che la vita entri. La casa dell’agorafobico Joe invece è un muro tagliafuoco, un diaframma con l’esterno con cui non vuole avere contatti, un rifugio dal mondo cattivo e infatti implode fino a soffocarlo comicamente nei suoi attacchi di panico.

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