Poligoni militari: quel muro vicino le nostre case che inizia a sgretolarsi

Sono quasi tutti in Sardegna i poligoni militari, vere e proprie cittadelle/territori fortificati a cui lo Stato è assoggettato, senza poterci mettere “becco”, così come recita la definizione stessa ancora oggi attualissima: servitù militari. Uno Stato nello Stato, un disequilibrio insostenibile e intere aree extraterritoriali che impediscono alla Regione, caso mai ne avesse, qualsiasi piano di sviluppo che possa comprenderle. Ma da ieri questo muro, che sembrava invalicabile, inizia a sgretolarsi. Il Senato ha approvato il “registro dei proiettili”. Sembra una beffa! Che c’entrano i proiettili in questa storia di territori sottratti alla giurisdizione dello Stato? Eppure una semplice norma approvata dal Senato, che dispone, attraverso controlli rigorosi e bonifiche tempestive nei poligoni, il primo accordo e il primo segnale di collaborazione con il Ministero della Difesa sulle servitù militari, rappresenta un primo passo verso un riequilibrio e la liberazione, da parte dei militari, di più vaste aree attraverso quelle dismissioni che, non solo la Sardegna attendono da tempo. Un apprezzabile lavoro dei senatori Lai e Uras, che in Commissione Bilancio, in una notta favorevole, sono riusciti a far approvare un emendamento che apre ai controlli “esterni” nei poligoni militari, ovvero la disposizione di registri “delle attività di fuoco”, in cui saranno annotati il tipo di armi e munizioni utilizzate e i luoghi di partenza e arrivo dei proiettili. E già questo la dice lunga sull’assoluta estraneità che fino ad oggi abbiamo avuto tutti, istituzioni centrali comprese, sulle esercitazioni militari che avvengono, a iosa, a casa nostra. Inoltre, l’emendamento approvato, stabilisce il recupero dei proiettili dopo 30 giorni (ed entro 180) dalla fine delle esercitazioni. Soprattutto, ed è questa la novità più rilevante, la Difesa si apre a controlli rigorosi e tempestivi, esterni: il documento in cui ogni poligono riassumerà tutte le attività, con gli elementi rilevanti sotto il profilo ambientale, sarà trasmesso alle Regioni e alle Agenzie per l’ambiente e la vigilanza sul rispetto delle norme in materia di rifiuti sarà affidata all’Ispra. Finalmente viene riconosciuta un po’ di trasparenza sulle attività addestrative e il diritto alla tutela della salute sia dei militari che delle popolazioni residenti vicino ai poligoni, attraverso  l’obbligo per la Difesa, di bonificare l’ambiente in tempi certi, diversamente da prima, tempo in cui il monitoraggio ambientale era esclusivamente in capo ai vertici militari. Il muro si sgretola, ma la strada è ancora lunga per poterlo definitivamente abbattere!

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