La Maddalena (OT): Un anno vissuto pericolosamente e finito miseramente. Il Parco verso il commissariamento

Con l’avvio del commissariamento dell’ente parco dell’Arcipelago di La Maddalena, si conclude miseramente una vicenda che ha visto finire nella polvere fior di professionisti esperti del settore, sette direttori in dieci anni, da Vincenzo Satta fino a Ciro Pignatelli. Essere ospite di questo arcipelago, prima solo d’estate e poi stabilmente, mi ha dato modo di vivere da vicino i giorni bui di una guerra senza esclusione di colpi che il presidente del Parco ha deciso scientemente di lanciare a chi si poneva sulla strada tra lui e il potere assoluto dell’ente. Un presidente divisivo e conflittuale, come ho sempre sostenuto convintamente, che attraverso trame sempre nascoste ha concentrato le sue azioni più sullo scontro con quelli che via via riteneva suoi avversari, che non sull’attività consona e corrispondente agli indirizzi del parco. Nella polvere sono finiti anche i consiglieri del direttivo che, designati solo un anno fa, si sono trovati a dove rispondere e ad essere accusati, un giorno sì e l’altro pure, di tutte le carenze e le problematicità che facevano capo, invece, solo a lui, il presidente. Presidente che sotto l’influenza di un gigantesco delirio di onnipotenza (una brutta malattia) si permetteva di “bacchettare” prima l’ex direttore, poi i consiglieri e poi addirittura il ministro “reo” di aver nominato persone “incompetenti e senza esperienza”. Alcuni giornali e giornalisti compiacenti hanno fatto da megafono, ogni volta, ai suoi vaneggiamenti senza scomodarsi a ricercare la verità di ciò che veniva raccontato, anzi, ignorando le tante richieste di rettifica di chi avrebbe voluto ripristinare una forma di obiettività e autenticità.

E poi, finalmente, a fermare questa narrazione, è stato il ministero vigilante, forse con un ritardo colpevole, perché il Parco oggi è completamente inattivo, immobilizzato, al limite di una ripresa, per la quale servirà il massimo della competenza e delle capacità di chi arriverà a svolgere il ruolo di commissario. Nella mia lunga esperienza come giornalista ambientale, mai mi era capitato di leggere un elenco più complesso e grave di inadempienze, come quello che il ministero ha, finalmente, messo in fila nel lungo documento che avvisa l’ente del procedimento di revoca degli Organi: presidente e consiglieri. Gli unici documenti più gravi sono stati scritti, poche volte, laddove i presidenti erano in stato di arresto.

Ed ora? Come andare avanti? Sono tanti i dossier aperti e mai portati a termine: il piano del parco in primis, il cui procedimento è stato portato avanti dal presidente in totale solitudine e isolamento, disdegnando anche solo l’accenno di un parere da parte degli enti istituzionali che avrebbero dovuto, invece, condividere e coadiuvare il procedimento. Tranne nel periodo di direzione di Ciro Pignatelli che ha cercato di aprire canali di incontro e collaborazione con le altre istituzioni presenti sul territorio. Disprezzare e  snobbare le altre realtà istituzionali di prossimità non è mai un atto vantaggioso e infatti tutti gli atti scaturiti non hanno superato il parere di chi avrebbe dovuto essere coinvolto più fortemente. Ma anche il desiderio di aprire dell’ex direttore si è scontrato in maniera totale con il bisogno di accentramento di potere del presidente  insieme all’esigenza di quest’ultimo di gestire in solitudine il Parco. E da ciò è scaturita la negazione al rinnovo del contratto di Pignatelli, che secondo la nomina del Ministro, avrebbe potuto svolgere il suo incarico per altri due anni. Messo a tacere l’ex direttore e dopo aver nominato, sempre in perfetta solitudine il nuovo facente funzioni, una specie di “re travicello” che nulla avrebbe potuto fare autonomamente, il presidente si è rivolto rabbiosamente nei confronti dei consiglieri che volevano “metterlo in ombra” per il semplice fatto di volere dire la loro, ed anche criticare, gli atti relativi all’attività dell’Ente. Adesso, ad un passo dalla dichiarazione di crisi irreversibile, con il fiato sul collo dell’organo vigilante, esce di scena, lasciando un Ente Parco privo di indirizzo politico, isolato, costretto a dover tenere in piedi solo l’ordinaria amministrazione e impossibilitato, in questa fase buia, a garantire le prerogative specifiche e peculiari insite nelle sue funzioni. Peggio di così!

 

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