La Maddalena (OT). “Tanta confusione sotto il cielo” sulla direttiva che regola il commercio su suolo pubblico

Poiché la confusione regna sovrana, ritorniamo sulla spinosa applicazione della Direttiva Bolkestein con alcune curiosità: solo l’Italia e la Spagna hanno recepito la Direttiva applicandola al commercio ambulante. L’intento del legislatore europeo è stato quello di aprire il settore a nuove imprese straniere e multinazionali , comprese le società di capitali, di vietare il rinnovo automatico delle concessioni, ma anche di non favorire nei bandi l’impresa uscente. Ma queste decisioni hanno aperto una voragine di problemi, tra i quali, il fatto che le misure non tengono conto della peculiarità di queste attività, quasi sempre imprese a dimensione familiare che difficilmente possono competere in un mercato aperto.  Inoltre la direttiva fa venir meno i requisiti di stabilità necessari per programmare investimenti in strutture e personale e per recuperare gli investimenti già realizzati per garantire un’offerta migliore. Per questo alcune associazioni di categoria hanno avanzato richiesta di rivedere la direttiva e renderla inapplicabile al commercio ambulante o quanto meno di prevedere l’estensione della durata del regime transitorio delle concessioni per un tempo abbastanza ampio da permettere l’ammortamento degli investimenti realizzati, così come ha fatto la Spagna. E alcune Regioni (Puglia, Piemonte e Toscana) hanno recepito le proposte delle associazioni deliberando l’esclusione del commercio ambulante dall’ambito di applicazione della direttiva Bolkestein per tutelare le piccole imprese del settore. Intanto, mentre la politica discute, l’applicazione della Direttiva è andata avanti con un primo accordo che è stato raggiunto dalla Conferenza Unificata del 2012 che prevedeva una proroga dell’attuale situazione fino a maggio 2017. La Conferenza Unificata Stato-Regioni-Autonomie Locali del 16 luglio 2015 ha stabilito poi, alcuni punti fermi. Sulla durata delle concessioni in scadenza, la Conferenza ha deliberato che le concessioni scadute e rinnovate dopo l’8 maggio 2010 sono prorogate di diritto per sette anni, quindi fino al 7 maggio 2017 compreso; le concessioni, invece, scadute dopo l’entrata in vigore dell’Intesa avvenuta nella prima Conferenza  Unificata di luglio 2012, e quelle in scadenza nei cinque anni successivi vengono prorogate fino al 4 luglio 2017 compreso; infine, le concessioni scadute prima dell’8 maggio 2010 e che di conseguenza sono state rinnovate automaticamente alla loro scadenza mantengono efficacia “fino alla naturale scadenza prevista al momento del rilascio o del rinnovo”. Quindi se ne deduce che i Bandi emanati dai Comuni dovranno tenersi in tempi utili per riassegnare le concessioni in anticipo rispetto alla scadenza dell’8 maggio 2017, termine in cui si avranno le scadenze delle prime concessioni prorogate di diritto per effetto dell’entrata in vigore del regime transitorio. Le amministrazioni sono dunque sollecitate ad emanare le linee guida e a predisporre i Bandi sulla base dei criteri di selezione e partecipazione raggiunti in sede di Conferenza delle Regioni (documento del 3 Agosto 2016). L’intesa decreta che per assicurare omogeneità territoriale, la durata delle concessioni comunali sarà di 12 anni, che viene premiata l’anzianità dell’esercizio dell’impresa, provata dalla durata dell’iscrizione, quale impresa attiva, nel registro delle imprese e l’anzianità acquisita nel posteggio. I punteggi sono 40, 50 e 60 punti a seconda che l’iscrizione corrisponda ad un periodo inferiore ai cinque anni, compreso tra cinque e dieci o superiore a dieci. Altri 40 punti vengono dati se il soggetto che partecipa alla selezione è titolare della concessione scaduta.  In totale possono essere attribuiti fino a 100 punti per assicurare all’impresa la priorità nell’assegnazione della nuova concessione.

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