La Maddalena (OT): Norme di buon comportamento con uccelli marini coloniali

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Di Ron Knight from Seaford, East Sussex, United Kingdom – European Shag (Phalacrocorax aristotelis), CC BY 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=32940110

(Comunicato dell’Ente Parco Arcipelago di La Maddalena)

Nel Parco nazionale, che è – anche o soprattutto – un Sito di Interesse Comunitario nonché una Zona di Protezione speciale ai sensi delle due direttive europee “Habitat e Uccelli”, nidificano alcune specie di uccelli marini coloniali oggetto di tutela: il Gabbiano corso, il Marangone dal Ciuffo, la Berta maggiore, la Sterna comune, l’Uccello delle Tempeste . Queste specie si raggruppano, per la riproduzione, sulle piccole isole dell’Arcipelago, mostrando una spiccata fedeltà al sito prescelto, con l’eccezione del Gabbiano corso che sceglie punti diversi ogni anno per costruire il nido. Come è possibile immaginare, riproducendosi in precisi periodi dell’anno e in gran numero, questi uccelli sono particolarmente vulnerabili ai predatori e/o a condizioni sfavorevoli relative alla disponibilità delle risorse alimentari. Essendo specie protette a livello europeo, sono state emanate dagli Stati Membri apposite normative di tutela al fine di conservare le specie. In particolare, i divieti e le raccomandazioni ineriscono a: – divieto di sbarco nei pressi della colonia. Consigliamo, in caso di avvistamento di uccelli marini coloniali, di non scendere sulla costa vicina alla colonia (anche se non siamo in zona Ta), mantenendo la propria presenza ad una distanza di almeno 500 metri. Anche l’ancoraggio delle imbarcazioni – ove consentito – deve avvenire lateralmente all’area di nidificazione e alla medesima distanza. Questi uccelli, ed in particolare il Gabbiano corso, risentono molto della presenza umana: si spaventano e si allontanano dal nido, lasciando il piccolo da solo e indifeso contro i predatori naturali e anche, se il distacco è duraturo, con pericolo di insolazione – divieto di sbarco di cani e gatti. Bisogna tenere conto che alcune colonie di uccelli non sono visibili in quanto la nidificazione avviene sotto riparo; pertanto non sbarcate i vostri animali, anche se non vedete colonie: cani e gatti sono grandi predatori di animali selvatici e possono provocare gravi danni agli uccelli marini coloniali sia stanando i piccoli sia cibandosene direttamente – evitare di pescare nelle aree prossime alla colonia. La disponibilità di cibo nei pressi dell’area di nidificazione è un fattore importante soprattutto per le specie più stanziali come il Marangone dal Ciuffo – non disturbare la colonia con rumori molesti, musica a tutto volume o schiamazzi notturni. Non utilizzare droni. Questi uccelli sono molto sensibili al rumore, soprattutto nel periodo di preparazione del nido: la confusione o la presenza di velivoli a bassa quota potrebbe convincerli a non nidificare – non percorrere con motocicli i sentieri del Parco, non uscire dai tracciati, non sostare sulle dune. Per le specie che nidificano a terra o sulle rocce il passaggio di persone o – peggio – di motocicli (quod, moto da trial, etc.) fuori dai percorsi consentiti può causare la distruzione delle uova I riferimenti normativi sono, oltre alle due direttive menzionate, il D.P.R 357 del 8 settembre 1997 s.m.i. e il Decreto del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare 17 ottobre 2007 nonché le norme di salvaguardia e le Ordinanze del Parco nazionale, il Piano di Gestione del SIC e della ZPS “Arcipelago di La Maddalena”, le Ordinanze annuali della Capitaneria di Porto e della Regione Autonoma della Sardegna. Vi invitiamo inoltre a contattare le nostre Guide Ambientali Escursionistiche che, dislocate in diversi punti dell’Arcipelago, costituiscono una fonte comoda e pratica per approfondire le informazioni qui sopra appena accennate. Nel territorio soggiornano altri animali, non meno importanti ai fini della tutela della biodiversità: rapaci, ardeidi, piccoli rettili e mammiferi chirotteri, assolutamente innocui. Mantenere un comportamento adeguato è importante per la loro conservazione, nell’ottica di una fruizione sostenibile del territorio e della sua godibilità futura.

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