La Maddalena (OT): Le vele latine, un patrimonio dell’umanità, gareggiano il 13 novembre nella regata di “Mezzo Passo”  

 

Nina, Maria, Leonidas, Aquilone, Bebè, Miriella, Corsaro non sono nomi di persona, ma di alcune delle barche a vela latina di cui è ricca La Maddalena. Una flotta di meravigliosi esemplari, alcuni dei quali si possono ammirare in questi giorni a Cala Gavetta, dell’abilità dei maestri d’ascia maddalenini e della passione dei proprietari, tra i quali molti giovani, che curano e mantengono ancora in vita questo antico mezzo di navigazione.

Mantenere viva la storia passata, presente e futura della vela latina nel Mediterraneo può diventare il simbolo della salvezza di un ambiente naturale attraverso la difesa di antichi saperi e antichi mezzi di navigazione che oggi diventano anche preziosi alleati ecosostenibili. Difendere e testimoniare l’arte dei maestri d’ascia maddalenini, custodendo gelosamente le tante vele latine, patrimonio non solo di chi ne è proprietario, ma di tutti gli abitanti dell’isola, è un importante compito che l’Associazione Velieri Vela Latina di La Maddalena porta avanti con difficoltà e impegno. Difficoltà perché oggi è economicamente dispendioso mantenere barche che hanno bisogno di manutenzione continua, e impegno perché, chi è possessore di una vela latina è responsabile di detenere un pezzo antico e prezioso e di farlo vivere e solcare le acque smeraldo del nostro arcipelago. Proprio l’amore per queste barche e la passione per lo sport ha portato l’Associazione a promuovere delle veleggiate che raccolgono a La Maddalena la maggior parte di vele latine che ci sono in Sardegna. E in questi giorni, in attesa della veleggiata di “Mezzo Passo”, che si svolgerà, tempo permettendo, domenica 13 novembre, Cala Gavetta, con la sua fila di vele latine, sembra un quadro del secolo scorso, quel borgo marinaro di cui sono ormai rimaste pochissime tracce. E lì sono raccolte vele che hanno solcato in lungo e in largo questi mari ed ognuna racconta una storia di mestieri, traffici, scambi.  Il Mediterraneo a vela è infatti, oltre che arte antica e sapienza dei suoi artigiani,  strumento indispensabile nella storia della navigazione. E’ storia passata quando racconta di come le vele latine solcavano le Bocche di Bonifacio mantenendo vivo lo scambio di merci tra paesi vicini; è storia presente quando mostra il potenziale di forte traino all’economia turistica delle isole; ed è storia futura quando rappresenta l’unico mezzo di trasporto che risponde alle esigenze di un turismo sostenibile desideroso di navigare su acque protette senza recare danno agli habitat naturali che rendono molte aree del Mediterraneo, paradisi del mondo. Valorizzare la vela latina significa anche ricostruire la storia di questa antica arte, alla ricerca delle prove del suo passaggio, come è avvenuto a San Francisco dove gli emigranti italiani hanno portato agli inizi del ‘900, le loro tecniche di navigazione, promuovendo anche lì lo sviluppo della “felucca” italiana. E il compito di difendere e valorizzare questa antica arte marinara deve essere responsabilità di tutti gli abitanti dei paesi che ancora conservano questi patrimoni. In un’epoca in cui c’è una corsa sfrenata verso la modernità più spinta e l’innovazione tecnologica più avveniristica, difendere la memoria storica di un paese è un dovere più che un diritto, di tutti.

La foto fa parte dell’archivio dell’Associazione Velieri Vela Latina

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