La Maddalena (OT): Incentivare la riqualificazione del patrimonio edilizio “vale” l’1% del PIL

La crisi edilizia che sta piegando  il nostro sistema economico e occupazionale non ha risparmiato La Maddalena , dove il patrimonio edilizio pubblico e privato, necessiterebbe per l’80% degli edifici di una riqualificazione e rigenerazione necessaria a fermarne il decadimento.  Per questo, anche sulle nostre isole bisognerebbe incrementare una misura importante come il cosiddetto “Ecobonus”, per risollevare le sorti di un settore in grave sofferenza e nel contempo favorire una riqualificazione ambientale ed energetica che ci metta in linea con  la “Roadmap” che ci chiede l’Europa per raggiungere il 40% di riduzione delle emissioni climalteranti al 2030. 

In realtà l’ambiente è l’unico settore in Italia in cui non si è dormito. L’impegno e la caparbietà dell’ambientalismo “di lotta e di governo” ha portato alla chiusura di un cerchio che, attraverso agevolazioni fiscali e  incentivi pubblici e privati, ha puntato sulla riqualificazione del patrimonio edilizio e sull’arresto del consumo di suolo, per avviare quel risanamento sostenibile  capace di innovare, incrementando occupazione ed economia nazionale.  Un disegno a cui manca il finale: la stabilizzazione di questi interventi , poiché rimane incomprensibile il fatto che si debba arrivare sempre alla fine dell’anno per avere la certezza della continuità degli incentivi. Comunque è un fatto che la legge di stabilità 2016, ora al Senato, conferma al  65%, il cosiddetto “ecobonus”, la detrazione sulle spese per gli interventi di riqualificazione energetica degli immobili. Il “bonus” è incluso in un più ampio provvedimento sull’edilizia secondo il quale la detrazione sulle spese sostenute per le ristrutturazioni edilizie sale dal 36% al 50%. “É un fatto sicuramente positivo – come afferma  Gianni Silvestrini, Presidente Green Buiding Council (GBC) Italia – che le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni e il risparmio energetico siano state prorogate anche per il 2016, come è positivo l’allargamento del beneficio fiscale agli enti che gestiscono l’edilizia residenziale pubblica. In realtà speriamo che in Parlamento possano essere introdotti, attraverso gli emendamenti, alcuni miglioramenti.  Pensiamo alla portabilità delle detrazioni nei confronti delle ditte che eseguono i lavori o meglio ancora nei confronti di istituiti bancari. Ma soprattutto all’inserimento accanto a questo strumento, utilizzato prevalentemente per singoli appartamenti, di specifici incentivi utili per avviare la riqualificazione spinta, con risparmi del 60-80%, di interi edifici”. Secondo alcuni studi della Camera dei Deputati gli incentivi alla riqualificazione degli edifici hanno permesso di generare complessivamente oltre 23 miliardi di Euro di investimenti, oltre a lavoro e risparmio energetico. Un bel successo in un sistema come quello edilizio in crisi profondissima, come informa Legambiente, ma, se pure allargata alla bonifica dell’amianto e agli edifici di edilizia residenziale pubblica, la misura “non è sufficiente – dice Edoardo Zanchini, vicepresidente Legambiente – a dare una chiara prospettiva in Italia di investimenti nella riqualificazione e in particolare in quella energetica”. Due sono gli obiettivi che chiede l’associazione ambientalista: legare gli incentivi al miglioramento delle prestazioni energetiche degli edifici: “più faccio risparmiare le famiglie maggiori saranno i benefici economici dagli incentivi”; puntare con forza sulla riqualificazione dei condomini, che fino ad oggi è stata rinviata, perché è qui che è più importante intervenire visto che è la parte più consistente del patrimonio edilizio e quella con i più rilevanti problemi energetici e statici. All’Ecobonus è affidato anche l’obiettivo ambizioso di una crescita dell’1% del Pil. Ma in cosa consiste questa misura e quanto è importante per tutti noi? L’Ecobonus riguarda le ristrutturazioni per le quali è prevista una detrazione dall’Irpef delle spese che si sono affrontate per interventi di ristrutturazione edilizia. La detrazione è del 50% suddivisa in 10 rate annuali di uguale importo. Il massimo richiedibile è 96000 euro. Dopo il 31 dicembre 2017 la detrazione tornerà del 36%. I beneficiari del Bonus sono i proprietari dell’immobile su cui si sono effettuati gli interventi, i nudi proprietari, gli inquilini, gli usufruttuari ma possono esserlo anche i familiari conviventi nel caso in cui siano intestatari di bonifici e fatture avendo sostenuto le spese di ristrutturazione. Gli interventi agevolabili riguardano opere di manutenzione ordinaria, manutenzione straordinaria, ristrutturazione edilizia, recupero e risanamento edilizio su immobili già esistenti. Rientrano nelle spese detraibili anche i costi di progettazione, le prestazioni professionali inerenti, i sopralluoghi e le perizie. Inoltre l’Ecobonus prevede una detrazione fiscale del 65% per le spese relative alla riqualificazione energetica di edifici e abitazioni. Il 65% riguarda la riduzione del fabbisogno energetico del singolo immobile ma la detrazione può arrivare fino al 75% se l’intervento coinvolge un intero condominio. Inoltre la percentuale sale dal 50% al 70% se i lavori fanno salire minimo di un livello la classificazione antisismica dell’immobile. Se i livelli sono due, la percentuale arriva fino al 75%/80%. La detrazione fiscale è ripartita in dieci rate annuali. Gli interventi per i quali si può richiedere l’Ecobonus sono le ristrutturazioni interne, l’installazione di pannelli solari e la sostituzione di finestre ed infissi. La detrazione prevista è fino a 30.000 euro per la sostituzione degli impianti climatizzati interni invernali con la successiva installazione di generatori di calore che sono alimentati da biomasse. La spesa massima consentita è di 100.000 euro per la riqualificazione energetica di edifici esistenti mentre, per gli interventi nell’involucro dell’edificio (parliamo di porte e finestre) e per l’installazione di pannelli solari o schermature solari il massimo detraibile è di 60.000 euro.  Possono richiedere l‘Ecobonus tutti i contribuenti, residenti e non, che possiedono l’immobile su cui si deve intervenire. Sono, dunque, comprese persone fisiche (inquilini, condomini, comodatari), titolari di reddito di imprese, enti pubblici e privati non commerciali e associazioni di professionisti. Anche su questo argomento ciò che manca e non aiuta i cittadini è il totale disinteresse delle amministrazioni pubbliche e delle istituzioni di prossimità a promuovere e diffondere le informazioni sul valore e la qualità di queste misure. Chi ama e guarda con favore il miglioramento dei luoghi in cui vive, sia cittadino o amministratore, non può non “spargere la voce” su qualsiasi sostegno che permetta quel miglioramento.

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