La Maddalena (OT). Il Governo propone soluzioni diverse per balneari e ambulanti. E le proteste continuano

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Ieri è stata una giornata campale per la città di Roma a causa delle proteste di tassisti e di ambulanti. Anche gli ambulanti, infatti, sono scesi in piazza per spingere il Governo a trovare e ratificare una soluzione che metta tutti d’accordo sulla Direttiva Bolkestein: normativa europea, esigenze dei concessionari (ambulanti e balneari) e Governo italiano. Abbiamo già parlato della Direttiva Bolkestein che apre alla concorrenza per la concessione di beni demaniali come le spiagge o gli spazi pubblici delle città facendo decadere tutte le concessioni prorogate in modo automatico e obbligando il Paese a rimettere a gara tutte le concessioni. Questione che ha fatto scendere sul piede di guerra ambulanti e balneari. Non c’è bisogno di sottolineare come la situazione sia complessa e molto confusa. E il Governo ha provato a dirimere il nodo proponendo risposte differenti per le due categorie. Per quanto riguarda i balneari, il Consiglio dei Ministri del 27 gennaio 2017, ha approvato un disegno di legge delega per la revisione e il “riordino della normativa relativa alle concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali ad uso turistico ricreativo per favorire, nel rispetto della normativa europea, lo sviluppo e l’innovazione dell’impresa turistico-ricreativa”, che elenca i principi e i criteri direttivi cui il Governo deve attenersi, prevede modalità di affidamento delle concessioni nel rispetto dei principi di concorrenza, di qualità paesaggistica e di sostenibilità ambientale, di valorizzazione delle diverse peculiarità territoriali, ecc., mediante procedure selettive che assicurino imparzialità, trasparenza e pubblicità e che tengano conto della professionalità acquisita nell’esercizio di concessioni di beni demaniali marittimi, nonché lacuali e fluviali, per finalità turistico-ricreative. Inoltre la Delega impone di stabilire adeguati limiti minimi e massimi di durata delle concessioni entro i quali le Regioni potranno a loro volta fissare la durata delle concessioni, prevedendo anche che le Regioni, per garantire la pluralità e la differenziazione dell’offerta possano disporre limitazioni sul numero massimo di concessioni negli ambiti territoriali di riferimento per singolo operatore economico. Infine la Delega prevede un periodo transitorio per l’applicazione della disciplina di riordino. Ma la Legge Delega ha scatenato le proteste di Assobalneari che la definisce “perversa”. Le gare, secondo il sindacato dei balneari di Confindustria “sono inaccettabili. Non è concorrenza ma sostituzione d’impresa”. Non solo. Il testo, spiega Assobalneari, parla di un periodo transitorio, ma non lo quantifica, lasciando in mano al Governo l’organizzazione delle aste. Critiche che danno l’idea di come il Decreto Delega non ha risolto la situazione, con il Governo accusato di non essere capace di difendere le proprie aziende in Europa e dall’Europa e proprio in un settore, tra i pochissimi, che “ha resistito alla crisi mondiale”.  Linea diversa invece, è stata scelta per gli ambulanti, per i quali il Governo ha inserito un emendamento al decreto Milleproroghe che dovrebbe ottenere il via libera al Senato proprio in queste ore. In entrambi i casi il Governo intende blindare le concessioni in essere e prevede una proroga per dare il tempo a Regioni e Comuni di mettere a punto la normativa sulla quale organizzare le aste per assegnare le concessioni degli spazi pubblici. Ma anche in questo caso “il balletto normativo ha rischiato di far impazzire le categorie interessate, come afferma il sindacato dei commercianti”: l’emendamento approvato infatti, è alla sua quarta formulazione che, al netto di sorprese dell’ultim’ora, dovrebbe essere quella definitiva e recita che “al fine di allineare le scadenze delle concessioni di commercio su aree pubbliche garantendo omogeneità di gestione delle procedure di assegnazione il termine delle concessioni in essere alla data di entrata in vigore della presente disposizione e con scadenza anteriore al 31 dicembre 2018, è prorogato fino a tale data (nella versione precedente c’era anche la dicitura “fatte comunque salve le procedure già avviate e i relativi effetti”). Le amministrazioni interessate, che non vi abbiano già provveduto, devono pertanto avviare le procedure di selezione pubblica, nel rispetto della vigente normativa dello Stato e delle Regioni, al fine del rilascio delle nuove concessioni entro la suddetta data. Nelle more degli adempimenti da parte dei Comuni sono comunque salvaguardati i diritti degli operatori uscenti”. Le concessioni sono così prorogate al 31 dicembre del 2018 anche nel caso dei Comuni che abbiano già avviato le pratiche per indire l’asta. La dicitura presente nella formulazione precedente del testo, infatti, aveva creato forti dubbi e perplessità: all’interno della stessa Regione c’erano casi di Comuni che stavano per avviare le aste, così come indicato dalla direttiva Bolkestein, e altri che aspettavano il via libera del Governo. In questo modo invece, si impone a tutti Comuni di avviare le procedure di gara entro il 31 dicembre 2018 senza alcuna distinzione. Nodi risolti?

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