Palau (OT). I benefici di una Giustizia riformata

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Oggi mi arrischio in una riflessione su un argomento non di mia competenza e sul quale non ho nessuna conoscenza tecnica. Ma ho memoria di tante personalità di grande valore e di onesti amministratori pubblici che negli anni sono caduti nella rete di una giustizia distorta da meccanismi mai riformati e di un’opinione pubblica fomentata dai mezzi di comunicazione più sensazionalisti e mai più sono stati risarciti o reintegrati nel mondo degli onesti. Su questo quindi ho una mia personale opinione e la voglio mettere al servizio della riflessione più generale sulla crisi del sistema politico e istituzionale che porta a scelte scellerate che ricadono poi sui cittadini. Prendo spunto dal fatto avvenuto ieri: l’arresto del sindaco di Palau e della vice sindaca con delega alla Programmazione turistica che avrebbero, come annunciavano i quotidiani di ieri, promesso un posto di lavoro ad un giovane in cambio di benefici elettorali. Il voto di scambio è sempre stato tra i più diffusi metodi di ricerca illecita del consenso a fronte di un pagamento in denaro o in posti di lavoro e soddisfa il bisogno degli amministratori di arrivare a ricoprire una carica pubblica elettiva. Un reato insopportabile, ma conseguenza diretta della  carenza di buone proposte politiche, di promesse che possano soddisfare platee più vaste di giovani senza lavoro e di cittadini in attesa di una migliore qualità di vita.  E comunque, perseguito dal sistema giudiziario, quando viene scoperto e rilanciato dal mondo mediatico, più populista del re, come fatto di “sensazionale” gravità. E fin qui, tutto nella norma. Ma la novità di questi ultimi anni è la richiesta continua di misure cautelari che accompagnano l’apertura delle indagini. E le carceri si ingrossano di aspiranti colpevoli, che ingrassano avvocati e mezzi di informazione a corto di notizie sensazionali, e che vedono la propria carriera politica devastata e la propria azione amministrativa messa alla gogna. Con buona pace dei grillini che su questo impianto più che sulla platea più o meno vasta di disonesti, hanno trovato enormi praterie da arare, va fatto un discorso molto, molto approfondito sul sistema giudiziario italiano e su come, ormai, è rappresentativo di quel teatro dell’assurdo di cui scriveva Samuel Beckett, che oggi si è fatto sistema e muove un mondo politico completamente paralizzato dal rischio di incorrere in reati per ogni atto amministrativo, e un mondo mediatico a corto di fatti veri degni di essere raccontati e indagati. Qualche giorno fa scopriamo che esiste un “reato d’influenza”, penale, che si va ad aggiungere a tutta una sequela di illeciti che prevedono la custodia cautelare, ma che in realtà, per noi comuni cittadini, che viviamo fuori da quel teatro dell’assurdo, rappresentano innocue deformazioni, tutto al più sanzionabili civilmente, e possibilmente senza gli esborsi, quelli sì indecenti, moltiplicati per gli anni infiniti in cui durano i processi. Ma veramente crediamo che la corruzione, quell’occulto e criminale sistema di scambio che alimenta e gonfia i tesori di pesci grandi e piccoli e che persiste e si diffonde nei piani altissimi del mondo economico e degli affari, si aggredisce perseguendo penalmente e mettendo sotto custodia cautelare i colpevoli di abuso d’ufficio, millantato credito, reato d’influenza? Quando il sistema giudiziario, mai riformato, prende il sopravvento su una politica inerme, impaurita dal potere mediatico e sottomessa agli assalti di moderni castigamatti, rischia di restringere fortemente i confini di agibilità politica e amministrativa di pubblici ufficiali eletti dal popolo per amministrare e innovare con coraggio e non per scaldare le poltrone mentre la città brucia.

One Response to Palau (OT). I benefici di una Giustizia riformata

  1. enzo ha detto:

    La figura di reato del traffico di influenze illecite è di derivazione
    sovranazionale, essendo estranea alla nostra tradizione giuridica. Neppure il diritto
    giurisprudenziale l’aveva mai riconosciuta, sostanzialmente per un problema di tipicità
    delle norme sulla corruzione, tutte incentrate su uno stretto rapporto tra il pubblico
    ufficiale e l’atto dell’ufficio. La Suprema Corte, argomentando dal fatto che le norme sulla
    corruzione presuppongono “un nesso tra il pubblico ufficiale e l’atto d’ufficio oggetto
    del mercimonio”, ha escluso la loro applicazione a rapporti di natura diversa.

    A rilevare tale vuoto normativo, richiamando l’Italia alla necessità di prevedere
    una copertura sanzionatoria del c.d. trading in influence, sono state alcune convenzioni
    internazionali ed in particolare quella dell’ONU contro la corruzione firmata a Merida
    il 31/10/2003 e quella del Consiglio d’Europa firmata a Strasburgo il 27/1/19992.
    L’intervento penale era necessario per tutelare il buon
    andamento ed il corretto esercizio dell’azione amministrativa, minata allo stesso modo
    sia nel caso in cui l’atto illegittimo sia frutto di un pactum sceleris diretto tra il privato e
    il pubblico ufficiale, sia allorquando la distorsione sia conseguenza di una pressione su
    quest’ultimo da parte di un terzo.
    IL TRAFFICO D’INFLUENZA E’ ODIOSO e va punito pesantemente

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