La Maddalena (OT): Accendere le isole dell’Arcipelago. Un obiettivo ambizioso verso le fonti rinnovabili

Oggi vorrei affrontare un argomento croce e nessuna delizia, per  tutti gli isolani. L’isola de La Maddalena come tutte le isole minori che si trovano nel Mediterraneo, con un patrimonio ambientale ricchissimo e una potenzialità turistica enorme, soffre, nel suo Arcipelago, di un approvvigionamento energetico garantito solo da vecchie e inquinanti centrali a gasolio. Infatti nelle isole che circondano La Maddalena non è ancora arrivata l’energia elettrica e le attività turistiche così come le residenze private vanno avanti con gruppi elettrogeni obsoleti e altamente inquinanti. Nell’isola madre invece la mancanza di concorrenza e il monopolio quasi esclusivo di una unica società elettrica, insieme ai costi altissimi e alle difficoltà di approvvigionamento  determina costi delle bollette più alti rispetto al Continente oltre alla garanzia alle società elettriche “di un conguaglio, prelevato dalle bollette di tutte le famiglie italiane” come sostiene Legambiente che evidenzia in un dossier come tutto sia “fermo non solo rispetto alle potenzialità presenti, ma anche agli altri Comuni italiani, ben 2.660, in cui le rinnovabili soddisfano tutti i fabbisogni elettrici delle famiglie”. Naturalmente questa situazione si aggrava nei mesi estivi, laddove il flusso di turisti e le attività degli operatori stagionali raggiungono il pieno regime. Tutto fermo, e congelate potenzialità e possibilità. Anche sul gas naturale, di cui la Sardegna possiede ricchi giacimenti, le polemiche sono molto forti poiché è annoverato tra i combustibili fossili alla stessa stregua del petrolio, senza averne però le caratteristiche e paga quindi questa eccessiva semplificazione, con una conseguente forte opposizione alla sua estrazione. Ma introdurre la problematica sul gas naturale ci porterebbe troppo lontano e inoltre rappresenta un argomento sensibile sul quale soprattutto  l’ambientalismo si mantiene diviso. Ma a fronte di un combustibile fossile come il gas naturale che ha pro e contro difficili da superare, nelle isole c’è tutto un mondo di fonti alternative e uno scenario energetico che potrebbe attingere dal sole, dal vento, dalle maree e dalle altre rinnovabili, attraverso una innovativa gestione delle reti e degli impianti che permetta di dare risposta anche alla domanda di mobilità (spingendo quella elettrica e quindi riducendo consumi di benzina e diesel) e di riscaldamento/raffrescamento delle abitazioni. Mentre nel resto del mondo, grazie alla riduzione dei costi degli impianti da fonti rinnovabili, si sta andando in una direzione che guarda davvero al futuro, da noi si è ancora fermi al secolo scorso. L’unica novità di quest’ultimo periodo è l’accelerazione da parte della regione Sardegna sugli investimenti di risorse pubbliche per spingere il mercato nella direzione delle energie rinnovabili e orientarlo verso un settore che possa garantire lavoro, benessere e salto di qualità ambientale. La Regione si è assunta il compito di traghettare le isole verso modelli di impianti rinnovabili ed efficienti, integrati con Smart Grid e sistemi di accumulo in modo da ridurre consumi, emissioni e sprechi e avvicinando la domanda di energia alla sua produzione più efficiente, sia per i consumi invernali che nei picchi estivi dovuti alla presenza dei turisti.

Per traghettare tutto il sistema, la Regione ha messo in campo una prima parte di fondi (90 milioni) che serviranno a dare il via ad un  processo ambizioso e a lungo termine che ha come obiettivo finale l’autosufficienza energetica di Comuni ed edifici pubblici regionali, ovvero la riduzione progressiva del consumo fino allo zero quando si riuscirà a produrre solo quello che si consuma.  Il bando regionale va in un’unica direzione: mettere la Regione e dunque Comuni, Unioni di Comuni, Asl e Consorzi Industriali nelle condizioni di procedere con l’efficientamento energetico degli edifici, la costruzione di reti intelligenti che colleghino più edifici e infine la sistemazione di pile che accumulano l’energia in surplus e la distribuiscano alle strutture che ne hanno bisogno grazie a un sistema di monitoraggio che controllerà costantemente la situazione e regolerà la distribuzione di energia. Vere e proprie isole energetiche, insomma. Dice la Regione: “Cinquanta milioni (30 dai Lavori Pubblici e 20 dall’Industria) sono destinati a interventi di efficientamento energetico negli edifici pubblici e di realizzazione di micro reti nelle strutture pubbliche della Sardegna. Soggetti beneficiari del programma, attuato mediante avviso pubblico, potranno essere la Regione, i Comuni singoli o associati, le Province, le Università, le Asl e i Consorzi industriali. Undici milioni e 600mila euro andranno ad Area per l’efficientamento energetico degli alloggi di edilizia popolare, interventi che riguarderanno sia interventi sul patrimonio di edilizia residenziale di proprietà di Area sia sul patrimonio regionale, compresi gli edifici destinati a “Centri servizi per il lavoro”; 5 milioni e 800mila euro serviranno a realizzare la seconda fase dell’impianto pilota Solare termodinamico nell’area industriale di Ottana; 5 milioni vanno ad attività di monitoraggio, sperimentazione, valorizzazione delle attività Smart grid e implementazione del progetto Smart City in chiave COP21; 3 milioni sono destinati al programma Smart Community nei comuni che possono essere autonomi nella gestione delle reti elettriche; 1 milione ai Comuni per lo sviluppo di Smart Grid e 2 milioni (a completamento di precedenti 3 milioni) alla realizzazione del programma di integrazione della mobilità elettrica con le Smart City”. A candidarsi a primo laboratorio per le reti intelligenti e l’autoconsumo saranno gli unici due comuni sardi, Berchidda e Benetutti che sono rimasti proprietari delle reti elettriche. Un milione di euro è stato stanziato dalla giunta regionale, che si va ad aggiungere ai tre milioni predisposti lo scorso agosto, con l’obiettivo di fare di Berchidda e Benetutti, due esempi replicabili di smart community basati su reti intelligenti, fonti rinnovabili e sistemi di accumulo. Tutto sta verificare, oggi,  se i Comuni a cui è demandata la possibilità di proporre progetti  riescano a fare questo salto qualitativo e a raccogliere questa sfida sia energetica che climatica, visti gli impatti previsti nell’area del Mediterraneo in una prospettiva di global warming nei confronti delle aree costiere, urbane e agricole.

 

 

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