La Maddalena (OT): A Caprera tutti i problemi “sotto il tappeto”, scongiurando la prossima emergenza estiva

Come accade ciclicamente, l’argomento fruibilità di Caprera, ritorna come un mantra e ognuno, tra coloro che hanno a cuore l’isola, sogna che la prossima stagione estiva porti i cambiamenti che possano permettere di vivere l’isola senza devastarla e con tutti i requisiti di sicurezza attivati. Ma per l’appunto è un sogno. Nessuno riesce ad aggredire seriamente la questione, poiché sia per mancanza di denaro sia per carenza di istituzioni coraggiose, tutti si sentono paralizzati e studiano, approfondiscono lembi di soluzione, non riuscendo a portare a termine nemmeno quelli. C’è mancanza di coraggio in tutto ciò, ma c’è anche quello che denunciamo da tempo: incapacità diffusa, punto e basta. Incapacità di risolvere le cause, ma anche di mettere delle “pezze”. Niente. E Caprera, come il resto del territorio, attende con smarrimento, paura e fatalismo le nuove stagioni estive che se da un lato portano ricchezza, dall’altro mettono in risalto le gravi mancanze mai affrontate in inverno. Eppure gli strumenti ci sarebbero e potrebbero risolvere tutte le situazioni più pesanti dal punto di vista della sicurezza e della qualità ambientale dell’isola. Uno su tutti: il GECT – PMIBB. No, non è l’acronimo di una parolaccia. E’ invece uno strumento che avrebbe potuto in questi ultimi tre anni dare l’opportunità all’Arcipelago, con fondi europei, di risolvere buona parte delle problematiche che non permettono a La Maddalena di decollare sia dal punto di vista turistico ed economico, che da quello del miglioramento della qualità di vita per tutti, abitanti compresi. Ma cos’è il GECT-PMIBB? E’ un organismo di cui l’Unione Europea ha finanziato l’istituzione (1 milione e 800 mila euro)tre anni fa, ad opera del Parco dell’Arcipelago di La Maddalena, insieme all’Ufficio per l’Ambiente Corso, con presidente Giuseppe Bonanno. Con l’istituzione del GECT si aprivano molte opportunità di finanziamento ai progetti che servivano per mettere in sicurezza e valorizzare il nostro territorio. Purtroppo però, tutto si è fermato all’inizio della storia. Dopo l’istituzione fatta in pompa magna e per la quale sono stati spesi 1 milione e 800 mila euro, la struttura operativa vera e propria, quella cioè che avrebbe dovuto traghettare il GECT verso la sua completa operatività mettendo in campo i progetti e chiedendo i fondi all’Europa (già previsti) non è mai stata avviata. Eppure molti richiami sono arrivati, anche alcuni ultimatum dai vertici delle istituzioni centrali (la Presidenza del Consiglio, cui tutti i GECT fanno capo), ma, a naso, niente sta più succedendo e quindi il rischio concreto di perdere la possibilità di accedere ai fondi (centinaia di milioni) e di vedere cancellata una possibile fonte di finanziamenti che l’Unione europea ha metto a disposizione di questo Programma, si sta puntualmente materializzando. Poiché siamo stanchi di denunciare le profonde incapacità che hanno messo in ginocchio istituzioni e sviluppo del territorio, possiamo soffermarci solo su un fatto che di per sé rende bene l’idea della negligenza generale: aver buttato al vento il milione e ottocento mila euro serviti al progetto solo per nominare presidente, consiglieri e stilare uno statuto. In un momento in cui molte attività sono bloccate per mancanza di fondi, la perdita di questi, avrebbe un sapore molto amaro. Noi cittadini, che attendiamo da anni che le istituzioni facciano cose concrete e positive per il benessere degli abitanti e la valorizzazione dei luoghi, chiediamo di sapere se sia stato dato seguito alle richieste della Presidenza del Consiglio, se non si corra più il rischio che il GECT delle Bocche di Bonifacio sia definitivamente cancellato e quando potrà finalmente vedere la luce il Parco Internazionale delle Bocche di Bonifacio. Non parlateci in burocratese perché ne abbiamo piene le tasche di parole pompose ed erudite per dire niente!

 

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