Insularità svantaggiata. Non nel mio giardino!

Anche l’isola di Capri ha deciso di “imbarcarsi” nel rito della raccolta di firme per invitare il Parlamento a mettere in Costituzione la pari dignità per le popolazioni di zone svantaggiate come é lo status di insularità. Lo aveva fatto anche la Sardegna. Un referendum per inserire il principio di insularità in Costituzione, referendum  che aveva ottenuto circa 100 mila firme, ma che oltre ad essere stato fermato dalla dichiarazione di inammissibilità pronunciata dall’Ufficio Regionale del Referendum della Presidenza, ha mostrato il fiato corto per via della complessità di poter provare a modificare la Costituzione per via parlamentare. Una lunga strada che serve a porre il problema ma non a provare a risolverlo. Fa specie che l’ANCIM possa immaginare la forza dello strumento referendario (così come questo istituto è articolato oggi) piuttosto che la forza dell’assunzione diretta del problema da parte dei vertici della Regione, a cui sì, dare sostegno, ma che possa direttamente agire su Palazzo Chigi e sull’Unione Europea. Perché chiedere strumentalmente ai cittadini un quesito su qualcosa che l’amministrazione regionale e in subordine il governo nazionale possono già fare? Perché nessuno vuole assumersi la responsabilità di far fronte a questa richiesta che metterebbe a nudo le gravissime mancanze della gestione amministrativa e governativa su settori sensibili come i trasporti, la sanità (La Maddalena isola nell’isola), la condizione sociale e culturale dell’isolamento. Gli isolani si sentono e si dicono penalizzati, vittime di disservizi, sovrapprezzi, limitazioni. E ….ammettere tutto ciò significa dichiarare il fallimento di una gestione, di un progetto, di un’idea. Ma nei fatti purtroppo è così. Prendiamo l’esempio de La Maddalena, appunto l’isola nell’isola, uno “scoglio” difficile da vivere nei mesi che separano da una stagione estiva all’altra. Perché l’estate il flusso turistico maschera, o meglio mitiga, le difficoltà in cui gli abitanti si districano in inverno. E sono difficoltà che li separano, isolano, rendendo un miraggio le condizioni di vita del resto d’Italia. Condizioni di vita che danno diritto a curarsi nelle migliori condizioni, a spostarsi senza rimetterci, a lavorare senza un surplus di sacrificio. Non solo e non ultimo, tutto ciò che riguarda la possibilità per l’isola di uscire fuori da questa condizione, come il rilancio dell’ex Arsenale, la ricostituzione degli organi degli Enti indispensabili al rilancio delle proposte ambientali e turistiche, hanno un passo esageratamente e colpevolmente lento e inadeguato. A chi ci dobbiamo rivolgere? A chi ci dice che attraverso le firme possiamo invogliare il Parlamento a intraprendere la strada della modifica della Costituzione oppure a chi responsabilmente auspica una vertenza dura e ferma, un braccio di ferro per rimettere in linea diritti e doveri per tutti?

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