Inizia a diradarsi la “nebbia” sulla tragedia del traghetto Moby Prince

Non c’era la nebbia quella notte tra il 10 e l’11 aprile del 1991. Una notte drammatica nel porto di Livorno. Il traghetto Moby Prince diretto a Olbia si scontra con una petroliera e prende fuoco. Nell’incendio, perdono la vita 140 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio. Una tra le più gravi tragedie della marineria civile italiana sarà oggetto di una lunga storia processuale che si concluderà nel 1999 con l’assoluzione di tutti gli imputati. E’ solo grazie alla mobilitazione dei familiari delle vittime, mai convinti sulle ricostruzioni processuali  che, nel 2015, si arriva alla costituzione di una Commissione d’inchiesta  parlamentare nelle aule del Senato.  La prima audizione dà già il segno simbolico di quali saranno le priorità della Commissione: ascoltare le associazioni dei familiari delle vittime “un debito nei confronti di quello che è avvenuto …per mantenere viva l’attenzione su questa tragedia… un riconoscimento civile” come dirà il presidente Silvio Lai. E i risultati di questa inchiesta, due anni di indagine con l’aiuto del Racis, dello Scico, della Polizia Scientifica e di consulenti e periti sia civili che militari, hanno portato a risultati inimmaginabili e chiarificatori di una dinamica che non aveva mai convinto i familiari delle vittime né tanto meno l’opinione pubblica. Venerdì scorso infatti è stata presentata la Relazione finale della Commissione d’inchiesta, un atto importante che porta alla luce “quanto fino ad ora era risultato nascosto da quella stessa nebbia che a Livorno, si è poi accertato, quella notte non c’era”.

La prima delle conclusioni della Commissione, infatti è proprio quella di escludere che la nebbia sia stata la causa della tragedia. Quella notte non c’era stata una riduzione significativa della visibilità, tale da causare la collisione che scatenò l’incendio. Inoltre il comando della petroliera  Agip Abruzzo “non pose in essere condotte pienamente doverose”. Che significa? La Commissione asserisce che non ci furono quella notte, da parte della petroliera, notizie precise via radio sul natante (nave, bettolina)  con cui era avvenuta la collisione. Fatto questo, giudicato dalla Commissione, “ una gestione non doverosa di quella fase della tragedia da parte del comando della petroliera”, ancor più grave alla luce del fatto che il traghetto rimase incagliato per alcuni minuti all’Agip Abruzzo. Ma ce n’è anche per la Capitaneria di Porto di Livorno dalla quale “non partirono ordini precisi per chiarire l’entità e la dinamica dell’accaduto”. La relazione rimarca in ogni pagina il segno di una impreparazione e inadeguatezza nei soccorsi. Certificato anche, già nel 1991 da una missiva che l’Ammiraglio Francese Comandante delle Capitanerie invia al Ministero della Marina in cui mette nero su bianco mancanze gravissime nella vicenda dei soccorsi: mancanza assoluta di collaborazione delle altre navi alla fonda in rada o in transito, iniziativa lasciata ai singoli operatori in mare e un “leggero ritardo” nei soccorsi. Tutti fatti che denotano, secondo la relazione della Commissione, “impreparazione, improvvisazione”. In uno specchio di mare che vedeva allora forti volumi di traffico commerciale, i servizi di linea per le isole e la presenza in rada di navi militarizzate a causa della vicinanza della base di Camp Darby e della guerra del Golfo. Elementi che avrebbero dovuto allertare e far aumentare i sistemi di sicurezza, ma che invece si mostrarono gravemente inadeguati.

Un’altra questione deflagrante è l’incongruenza sulle attività della petroliera e sul tragitto compiuto prima di arrivare a Livorno. Da dove proveniva l’Agip Abruzzo? Tutto poco chiaro anche alla luce delle imponenti documentazioni raccolte dalla Commissione che mostrano punti oscuri e, quelli sì, annebbiati! Così come risulta oscura la vicenda assicurativa e gli accordi transattivi fra compagnie e armatori avvenuti “rapidamente”, tanto, come denuncia la Commissione, da far pensare che ciò “abbia contribuito, da subito, ad abbassare il livello di attenzione” sulla tragedia.

Un lavoro imponente quello della Commissione d’inchiesta del Senato, che apre squarci su molti passaggi ancora oscuri e che evidenzia  la tragica certezza che i passeggeri e l’equipaggio non persero la vita in pochi minuti, così come è sempre stato detto, ma che avrebbero potuto essere salvati. Un colpo terribile per i familiari ma anche la consapevolezza che forse, la verità, qualunque essa sia, possa alla fine emergere, a dare dignità e chiarezza ad una vicenda drammatica che ha segnato la marineria italiana del dopoguerra.

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