A La Maddalena (OT) c’è lo zampino di Belzebù

Ancora veleno a piene mani. Sembra che da questo paese le tossine di una stagione passata covino sotto la cenere e riemergano puntualmente a testimoniare che il peggio non è finito con la fuoriuscita degli organi di vertice del Parco. Voglio ritornare sull’argomento oggetto del mio articolo di stamattina pubblicato su Piazza Gallura perché, poiché al peggio non c’è mai fine, ecco spuntare dalle pagine della Nuova, il fantasma dell’ex presidente che cavalca arditamente, come sempre con il coraggio della spudoratezza, la vicenda dell’approvazione del Piano di Gestione da parte dell’ex consiglio direttivo nell’ultima riunione prima della “dipartita”. Ed è tutto un florilegio di accuse di incompetenza e sciatteria ai consiglieri e al Comune, contro una sua inappuntabile condotta. Inappuntabile? Ma chi l’ha approntato questo Piano, Belzebù? E chi ha mantenuto nel cassetto i regolamenti del Sic e della ZPS, inserendoli in un secondo momento “senza essere stati discussi e/o concordati con chi avrebbe avuto interesse, Amministrazione comunale compresa” come affermano i consiglieri? Ma non ci potrebbe essere dolo nell’aver rimandato, per quanto atteneva al  regolamento e all’introduzione di vincoli e divieti, “al futuro Piano del Parco e al Regolamento collegato al Piano del Parco” salvo poi introdurlo con il piano del Sic e della ZPS, senza passare attraverso le fasi di pubblicazione e di concertazione, nell’ordine del giorno dell’ultimo consiglio utile, a cui il presidente non avrebbe comunque partecipato! “Riteniamo – dicono i consiglieri – che proprio questo elemento abbia ingenerato gli equivoci e i deficit di comunicazione tra tecnici e Consiglio Direttivo, che hanno portato all’approvazione di un documento diverso da quello che era lecito attendersi”. Così si difendono i consiglieri e denunciano forti sollecitazioni negli ultimi giorni prima del commissariamento per via del rischio di “perdere i finanziamento ricevuti dal Parco stesso per la redazione dei due piani”. Un’urgenza inspiegabile per loro e sulla quale pare non abbiano avuto chiarimenti dai tecnici del Parco salvo quel rischio di perdita dei finanziamenti regionali. “Ci venne spiegato – dichiarano i consiglieri –  che i due PDG del SIC e della ZPS, a differenza del Piano del Parco, tuttora in attesa di approvazione, non contenevano norme tecniche di attuazione tali da compromettere la fruizione del territorio da parte dei cittadini residenti o dei turisti, poiché le funzioni di regolamentazione erano demandate al Piano del Parco e al relativo Regolamento. Non solo: ci venne spiegato che una volta approvato il Piano del Parco, la stessa zonizzazione dei Piani SIC  ZPS avrebbe dovuto essere adeguata al nuovo strumento”. Un inganno insomma. Ma di chi a chi? Per saperlo basterà studiare, come sa studiare solo l’ex presidente, i verbali depositati all’Ente. “Approvammo dunque i due piani, tranquillizzati circa il fatto che non avrebbero avuto ricadute in termini di regolamentazione sulla fruizione del territorio da parte dei cittadini, e che la stessa fruizione era demandata al Piano del Parco”. Ma così non era. Perché Belzebù ci aveva messo lo zampino.

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