Daily Archives: 13 ottobre 2017

Assl Olbia: riapre l’Ispettorato micologico per la cernita dei funghi

Simple, Free Image and File Hosting at MediaFire

OLBIA, 13 OTTOBRE 2017 – In attesa delle piogge, riapre l’attività dell’Ispettorato micologico della Assl di Olbia: un esperto sarà a disposizione della popolazione del Nord Sardegna.

L’Ispettorato Micologico si colloca all’interno del Dipartimento di Prevenzione della Assl di Olbia, nel Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione, e garantisce attività di prevenzione, controllo e certificazione di commestibilità dei funghi freschi spontanei destinati all’autoconsumo dei cittadini.

Dalla prossima settimana, da lunedì 16 ottobre 2017, riprende a Olbia l’attività dell’Ispettorato che verrà garantita nelle giornate di lunedì, mercoledì e venerdì, dalle ore 09.00 alle ore 13.00, al piano terra della Palazzina all’ingresso della struttura sanitaria “San Giovanni di Dio” , in viale Aldo Moro.

Per ulteriori informazioni sul servizio è possibile contattare lo 0789/552153 – 114.

La Asl di Olbia invita la popolazione a consultare l’Ispettorato micologico, un esperto in grado verificare la bontà dei funghi raccolti in Gallura e un valido supporto per evitare spiacevoli casi di intossicazione.

Tempio Pausania (OT): Nessun taglio al Paolo Dettori: l’Ospedale è salvo (almeno così sostiene l’amministrazione comunale)

Simple, Free Image and File Hosting at MediaFire

(Comunicato del comune di Tempio Pausania)

L’Ospedale Paolo Dettori e il territorio possono tirare un sospiro di sollievo. Nella nuova riforma sanitaria l’Ospedale è stato riconosciuto come Dea di 1 livello di completamento e manterrà tutti i servizi esistenti compreso il punto nascite. Con gli emendamenti approvati rimangono operativi i servizi di Pronto Soccorso, Dialisi, Ginecologia, Ostetricia,  Medicina, Chirurgia, Punto Nascite, Pediatria,  Otorino, Laringoiatria, Radiologia, Laboratorio analisi, Ortopedia,  Riabilitazione e Farmacia. Il Dettori sarà inoltre dotato di una struttura sub intensiva polispecialistica .

Il Sindaco Andrea Biancareddu è soddisfatto del risultato frutto di intensi mesi di lavoro e di una pressione costante messa in atto  dal Primo Cittadino, affiancato dai Sindaci dell’Unione. Nonostante la soddisfazione per il riconoscimento il Sindaco rimane prudente anche se decisamente prevale l’ottimismo di chi sta per afferrare il risultato sperato. La comparsa della classificazione del Paolo Dettori come “Ospedale di Comunità rinforzato” aveva fatto scattare l’allarme rosso. Il Sindaco ha quindi bussato alla porta della Commissione sanità e della giunta per chiedere spiegazioni e ha presidiato i lavori del Consiglio regionale dalla tribuna riservata al pubblico.

“Non è ancora arrivato il momento di abbassare la guardia” ci tiene a precisare il Sindaco Biancareddu “Dobbiamo mantenere tutti alta l’attenzione sino all’approvazione definitiva della legge per evitare spiacevoli sorprese dell’ultima ora”. In ogni caso da quando è iniziata la battaglia le prospettive sono decisamente migliorate.Da un’aspettativa nefasta stiamo uscendo a testa alta dopo due anni di una partecipata difesa dei diritti del territorio che è culminata a luglio con la discesa in piazza della Gallura e non solo e che è proseguita con la costante attività del Sindaco Biancareddu.

Tempio Pausania (OT): Manifestazione degli studenti delle scuole superiori contro l’alternanza scuola-lavoro

Simple, Free Image and File Hosting at MediaFire

Tempio Pausania (OT), Italy

La morte dolce per mano di S’accabadora. Nel cuore arcaico della Sardegna un grande segnale di civiltà

S’acabbu: la fine. S’accabadora: colei che finisce. Come possono questi due termini essere così attuali? Perché oggi, il diritto a una dolce morte riprende e ritrova in sé la scelta antica, si dice risalente alla cultura ellenica, libera da sovrastrutture religiose, ma forte solo dei sentimenti del sollievo e del rispetto per i corpi malati, di praticare l’eutanasia in alcune regioni sarde. Ed era una donna, s’accabadora colei che dava la morte ai malati terminali, i cui parenti ne richiedevano l’eutanasia. La Sardegna dunque come antesignana e custode di una pratica, ellenica e dunque civilizzata rispetto al resto del mondo barbarico, che oggi, nella cultura postmoderna, scientifica, ma ancora fortemente piegata ai dettami religiosi, attaccata alla vita anche se certa sulla resurrezione, e che ha trovato nell’accanimento terapeutico a tutti i costi la spiegazione etica e morale del senso comune, diventa un segnale importante del fatto che scavare nei meandri della nostra comune memoria ci fa ritrovare un sostegno etico e morale, libero da infingimenti cattolici per portare avanti la battaglia sul diritto a una dolce morte. Il mondo scientifico ha, per lungo tempo, puntato a trovare giustificazioni alla pratica di s’accabadora nelle difficoltà di spostamento e di sussidio nei tempi passati, per cui nei paesi isolati e molto distanti da qualsiasi ospedale, la famiglia di un soggetto anziano non autosufficiente e quindi bisognoso di cure assidue avrebbe avuto numerosi problemi ad assisterlo. Le giustificazioni hanno ricondotto la morte per mano di s’accabadora al di fuori e l’hanno resa estranea a qualsiasi sentimento di amore, affetto, rispetto. Per lungo tempo la stessa accabadora è stata ritenuta una pura invenzione. Come pure è stato svuotato del significato originale il gesto che questa donna faceva di voltare il crocifisso, che era presente in tutte le case, prima di dare la morte alla persona malata, in segno di rispetto anche per la fede religiosa di quella casa e di quel malato. Quello di s’accabadora non era considerato il gesto di un’assassina ma era visto dalla comunità come un gesto amorevole e pietoso di chi aiuta il destino a compiersi. Il suo atto è la fine benevola di una vita diventata troppo sofferente e lei era considerata l’ultima madre. E la chiesa del tempo, che perseguitava crudelmente i riti difformi ed eretici, voltava la testa al passaggio di questa madre di vita e madre di morte.  Lo raccontano gli studiosi e gli antropologi ma oggi, dovrebbero iniziare a raccontarlo i cittadini di questo nostro paese. Raccontare di come la memoria storica collettiva ci insegna a non aver paura della morte e ad avere rispetto per quella mano che l’accompagna. E a dirlo ai nostri decisori, lo scoglio più grosso ad un salto culturale verso ….la modernità del passato.

Foto: Museo S’Accabadora Luras